Se sulla copertina di un thriller italiano si legge il suo nome e cognome, si può essere certi di avere in mano un romanzo di alta gamma di genere. Attivissimo romanziere e saggista piemontese, Massimo Tallone è direttore e docente con Giorgio Ballario di Distretto 011, scuola di noir delle Edizioni del Capricorno. Proprio per il marchio torinese ha pubblicato nella collana “Capricorno in Noir” l’originale e inconsueto Un Dio solo non basta (giugno 2025, 352 pagine).
Mica un poliziesco come gli altri. Niente detective, no commissari, nessun serial killer: se non fosse auto esiliato per una ragione gravissima da cui non si assolve, Sirio Norreni passerebbe per uno strampalato. Che dire altrimenti di chi elegge a proprio domicilio il parcheggio di un Autogrill, in un’autostrada secondaria. Uno che abita la propria auto, una Mini Countryman non più semovente, visto che dopo due anni d’inattività la batteria dovrebbe essere bella che andata.
Si diceva di un thriller originale e inconsueto. Certo, come il suo protagonista.
L’autovettura è la cuccia di Sirio, a volte la sua bara, pensa. D’estate ci dorme dentro, rannicchiato sul sedile posteriore o su quello del passeggero davanti, tirato tutto giù. D’inverno invece, quasi non la tocca. Resta al coperto, occupa uno dei tavolini del bar. Le vetrate, su due lati, sono il suo occhio sul mondo. Non fa nulla, cerca di rendersi invisibile. È il modo che ha scelto per espiare. Sulle prime, con il personale dell’Autogrill è stata dura. Non lo tolleravano. Hanno chiamato perfino i Carabinieri, ma dopo aver sentito Sirio il maresciallo ha convocato il responsabile dell’esercizio, Anselmo, e hanno convenuto che nessuna legge stabilisce un limite temporale alla sosta, se il proprietario è presente.
Avevano anche paura, è comprensibile. Ci hanno messo un po’ prima d’imparare a conoscerlo e accettarlo. Poi sono diventati amici e quell’Anselmo, ch’è un brav’uomo stagionato, ha perfino fatto crescere una vite a pergolato, per fare ombra alla Mini. Si chiederà come abbia fatto Norreni ad ottenere la comprensione e perfino la collaborazione dell’Arma. Si è presentato, ha ricordato il suo caso, ha parlato del processo e d’altra parte è riconoscibile, con tutti gli articoli e le immagini diffuse dalla stampa.
Poco a poco, col passare dei giorni tutti si sono abituati a lui. In poche settimane, la vita di residente in autogrill non ha più suscitato l’interesse di nessuno e quel breve periodo di notorietà è volato via, il secondo, dopo l’iniziale, culminato col processo.
La pubblica condanna tornata a gravare su di me si è diluita a poco a poco, sostituita da altre viscerali condanne rivolte a nuovi bersagli, dato che l’opinione pubblica ha bisogno di carne sempre fresca su cui sbavare.
Per due volte, dall’eccesso di notorietà è scivolato rapidamente nella totale trasparenza. Non che l’avesse cercata la popolarità, ma se l’esplosione della fama è ovvia nelle sue dinamiche, la dissoluzione resta un mistero. Comunque, la celebrità gli è sembrata una trappola e il periodo in cui non vi era ancora approdato è stato l’unico davvero felice per lui.
Quanto tempo ha Sirio di pensare, rimuginare, autoflagellarsi? Tutto quello in cui è sveglio. Un romanzo d’introspezione? Macché, non lo pensate nemmeno, per carità di dio (per citare il titolo!).
A un certo punto, lo avvicina uno sconosciuto - finché non si presenta come Bernardo - con la testa da frate, le dita da contadino e un insieme sgradevole, invadente, minaccioso. “Ho bisogno che tu uccida per me”. Glielo chiede perché sa che l’ha già fatto, possiede il know-how, sa come si fa. Al che, Norreni non risponde, stringe le palpebre per mettere a fuoco l’interlocutore. Non si sente un criminale. Tutti sapevano, però sapevano anche che non aveva mai detto una parola sul fatto, alla Polizia, all’avvocato, a nessuno, nemmeno alla moglie Simonetta. Eppure, ricordava ogni istante di quella tragica scena.
Non ha ucciso, anche se chi è morto si è spento a causa sua. Ha provocato la morte, ma non l’ha voluta (un giallo psicologico, psicopatologico? Nemmeno questo, non ci siamo, è un giallo e basta, pure adrenalinico, nonostante le premesse). Infatti, la giustizia l’ha perdonato, per quanto lui si sia condannato ad espiare.
Qui non sarà rivelato l’evento di cui non si ritiene colpevole, ma responsabile sì. Invece, nel romanzo si sa subito tutto, perché Tallone rivela ampiamente il caso finito su tutti i giornali e in tutte le trasmissioni televisive. Sirio non è simpatico nelle prime pagine, ma rispetto a Bernardo, vera serpe in forme umane, diventa un protagonista da seguire con partecipazione e sempre più apprensione, sui suoi passi nel Nord Italia e in Bretagna.
L’incarico, accettato dall’esiliato volontario in auto, chiede di eliminare una studiosa di mitologia greca, che si è macchiata di una colpa epocale agli occhi dei fondamentalisti delle religioni monoteiste: i suoi scritti hanno scatenato una corsa al politeismo, diventato una moda nel mondo. I giovani sono attratti dai pantheon affollati, dell’Olimpo o Walhalla o cos’altro si voglia. C’è poco da stare tranquilli con dei fanatici musulmani alle calcagna, più addestratissimi israeliti e intransigenti cristiani, questi ultimi meno invasati apparentemente degli altri, ma quando ci si mettono...
E dire che se ne accorgerà anche Sirio, un Norreni che ha tanta voglia di catarsi, abbiamo visto. Vuole uccidere, perché non ha mai ucciso, anche se tutti credono che l’abbia fatto. Vuole chiudere il cerchio. È una follia? Noooo!! Un giallo.
- Autore: Massimo Tallone
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788877077943
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Un Dio solo non basta
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