Tutta la Grande Guerra, in breve, per chi non la conosce, in un libretto in brossura 14x21,5 cm. Non c’è dubbio che sia un lavoro destinato a non addetti ai lavori e a neofiti del pur epocale argomento, per l’essenzialità dei testi e la schematicità con cui vengono riassunti gli oltre cinquantuno mesi del drammatico incendio planetario tra il 1914 e il 1918. Però, le firme sono eccellenti: l’autore è lo storico del Novecento Gianni Oliva, l’illustratore degli ottanta coloratissimi disegni nelle pagine è il giovane Alin Dobos e il volumetto, La prima guerra mondiale (aprile 2023, 160 pagine), è tra le proposte agili e intelligenti della collana “Smart History” delle torinesi Edizioni del Capricorno. Si tratta di una serie di libri che raccontano grandi passaggi della storia
in modo semplice e innovativo: testo e illustrazioni interagiscono per raccontare avvenimenti complessi in modo semplice e facilmente comprensibile a tutti. I fatti, raccontati per bene.
Gli altri titoli: Il colonialismo italiano e “La seconda guerra mondiale” (2022); La resistenza in Italia (2023); La Shoah (2024).
Il prodotto di Oliva-Dobos si sviluppa in venti capitoli, coprendo per intero il conflitto, dalle cause alle conseguenze nel mondo e nella storia di una “guerra come non se n’erano mai viste”.
Si parte dalle origini dell’immane deflagrazione a catena, dal responsabile unico, indicato dalla Conferenza di Versailles nel 1919: il pangermanesimo, il progetto di potenza della Germania guglielmina. A ben vedere però, il rogo è stato innescato dalla collisione di due opposti imperialismi economici, industriali, militari e coloniali, il tedesco e il britannico, con i relativi alleati, come fa presente lo storico e saggista piemontese (Oliva è nato a Torino nel 1952).
Alla fine dei 1568 giorni di sangue, tra il 28 luglio 1914 e le ore 11 dell’undicesimo giorno dell’undicesimo mese del 1918 (nove milioni di vittime e un numero ancora più pesante di mutilati e feriti), sembrava trascorso quasi un secolo, non quattro anni e qualcosa, quando ci si rese conto del radicale cambiamento impresso alla storia d’Europa e dell’Occidente. La Grande Guerra aveva messo in moto mutazioni incontrollabili. L’autore ricorda che il lascito risultava enorme, spaziando dalle trasformazioni economiche alle innovazioni tecnologiche e all’irruzione delle masse e dell’opinione pubblica sulla scena della storia, da ora voci non più passive nella vita delle Nazioni. Anche sul piano comportamentale, individuale e collettivo, risultò un grande spartiacque emotivo e psicologico tra due epoche: ne uscivano mutate le strutture mentali, le forme di percezione e comunicazione, le rappresentazioni della vita e del destino umano. L’ottimismo positivista, che aveva riposto nel progresso la speranza di un miglioramento materiale e morale senza fine, “veniva drammaticamente smentito da una realtà che sovvertiva le categorie tradizionali”.
Oliva cita lo studioso americano Paul Fussell (La Grande Guerra e la memoria moderna). Per molti milioni di uomini di tanti popoli diversi, l’esperienza delle trincee e dei combattimenti senza pietà aveva cambiato il confronto con il giorno e la notte, con l’alba e il tramonto, con la terra e il cielo. L’alto e il basso erano stati letteralmente capovolti, come il rapporto con la morte. Milioni di uomini si erano trovati immersi in una non-vita e non-morte.
In questo senso, la Grande Guerra ha fissato il passato come qualcosa di struggentemente irrevocabile, ha prodotto gran parte della nostra immaginazione e sensibilità attuali, ha stabilizzato dentro di noi, in forme che durano ancora, il senso della catastrofe incombente, della vita come stasi angosciosa, la percezione dell’insensatezza complessiva della realtà.
Alcuni dei venti capitoli si soffermano sulle partecipazione al fianco degli anglo-francesi e russi, dal 24 maggio 1915 al 4 novembre 1918: “L’Italia e le ’radiose giornate di maggio’”, “Il fronte italiano 1915-1917”, “La ’guerra bianca’”, “L’Italia e il fronte interno”, “Caporetto”, “Il Piave mormorò…”, “Dal Piave a Vittorio Veneto”. Brevi ma interessanti gli spunti sui nuovi armamenti, frutto dell’evoluzione tecnologica complessiva. Fin dall’inizio, incisero le mitragliatrici e i parchi sempre più imponenti di artiglierie, si distinsero poi i progressi in termini di velivoli e guerra aerea (inedita fino ad allora), apparvero i primi carri armati e vennero scatenati gli atroci aggressivi chimici, i terribili gas, lacrimogeni e soprattutto asfissianti e vescicanti, moralmente riprovevoli e pur formalmente vietati dalla Conferenza dell’Aja del 1899. Sta di fatto che si era agli albori anche della motorizzazione, ancora primitiva, e questo costringeva masse di uomini e di armi distruttive a stazionare in spazi ristretti, per la difficoltà di muoversi rapidamente. Ne conseguiva l’ammassarsi dei belligeranti in una guerra di posizione, nelle trincee, che mieteva vite umane ogni giorno. Le fasi offensive trasformavano i campi di battaglia in mattatoi.
Gianni Oliva si occupa da decenni di alcuni tra gli argomenti più controversi e significativi della storia recente. Solo con le Edizioni del Capricorno, ha pubblicato, tra gli altri, La Grande Guerra degli italiani. 1915-1918 (2015), Mussolini 1945. La fine del fascismo (2015), 1940. La guerra sulle Alpi occidentali (2020).
Alin Dobos, illustratore e fumettista, è nato in Romania. Dopo il diploma nella Scuola Internazionale di Comics a Torino, ha avviato il percorso professionale nel 2019, realizzando le illustrazioni e la copertina di Linea retta, romanzo di Mirko Vercelli. Conduce diversi progetti personali, compresi i fumetti.
- Autori: Gianni Oliva - Alin Dobos
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2023
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Smart history. La prima guerra mondiale
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