Il volume Quirina. La musa silenziosa di Ugo Foscolo (Nua Edizioni, 2026) di Ilaria Chia è la storia di Quirina Mocenni Magiotti, “la donna gentile” come amava chiamarla Ugo Foscolo, una figura che sfidò le consuetudini del suo tempo per affermare la libertà delle sue scelte: né silenziosa né muta, divenne l’unica custode dell’eredità del poeta. Un atto di giustizia poetica per Quirina, scrive Barbara Cinelli, una donna che pur prigioniera delle convenzioni trova nella cultura e nell’amore per la libertà la forza di emanciparsi. Per ricostruirne la storia, la nostra autrice, con un lavoro minuzioso e accurato, ha consultato archivi storici, biblioteche e numerose pubblicazioni.
Ilaria Chia, giornalista, storica dell’arte, è autrice di romanzi storici. Laureata in Lettere moderne all’università di Bologna, ha conseguito il diploma di specialista in beni storico artistici. Collabora con alcune testate occupandosi di cultura e politica, ha curato mostre e svolge attività di ricerca in ambito artistico e storico.
Quirina, figlia di un ricco commerciante senese, cresciuta in collegio, andò sposa giovanissima a un uomo “che ragionava come un bambino”, Ferdinando, malato e costretto dai parenti a vivere nascosto. I primi tempi da donna sposata a Firenze non furono facile per una ragazza sola e con pochi interessi e iniziò a frequentare la residenza di Vittorio Alfieri e della compagna, la contessa d’Albany, amica della madre Teresa, donna colta e brillante. L’incontro con Foscolo, l’autore di Ortis, nei salotti fiorentini dove l’Alfieri riceveva intellettuali e viaggiatori di tutta Europa, fu da subito amore. Un lampo di curiosità per quell’uomo fiero di sé, con i capelli spettinati e l’animo inquieto. Ne rimase affascinata. Un poeta da tutti considerato straordinario, giunto a Firenze da Milano dopo le polemiche per la rappresentazione alla Scala dell’Ajace, un’opera nella quale “denunciava l’inesistente autonomia del Regno Italico e le pretese imperialistiche di Napoleone”.
Dopo la sua morte, Quirina, struggendosi, ne avrebbe guardato a lungo il ritratto, immaginando come sarebbero stati insieme se il destino non li avesse divisi. La sua diverrà una dolorosa impotenza, con il tormento di non essere riuscita a salvarlo. Nel tempo vissuto insieme a Firenze, il poeta cercava di lavorare nonostante il suo fisico fosse indebolito. La città lo ispirava con “la sua pace malinconica”, più di Milano. Lavorarono insieme all’opera Le Grazie; da lei ispirato e in parte composto, nonché da “una donna gentile” che riusciva a sollevarlo dai tormenti della sua anima insoddisfatta. Parlavano delle loro vite fino ad allora, consci che sarebbe giunto il momento della partenza, dell’addio. Quirina, innamorata, avrebbe voluto fuggire con lui. Non portò rancore alla sua scelta di andare via da solo, comprendendo che la guerra era all’orizzonte. Foscolo a Milano avrebbe rischiato la vita ogni giorno, da quando il Regno Italico non c’era più.
Non smetterà di scrivergli e con apprensione attenderà le sue lettere; tremava per lui al pensiero che solo e senza soldi si era messo contro i potenti. Calunniato per le sue idee politiche e deluso dagli eventi, Foscolo fuggirà prima in Svizzera e successivamente a Londra, vivendo da esule con poco, scrivendo articoli e impartendo lezioni di italiano. Bocconi amari per la giovane amante, alla quale giungevano notizie opposte, di un poeta che viveva nel lusso e che l’aveva dimenticata.
Aveva lasciato l’Italia per trovare il suo posto nel mondo e invece in nessun Paese come quello la sua esistenza si era fatta randagia.
Lei, sempre più rattristata dai pettegolezzi, sapeva invece cosa significasse amare a distanza; rimaneva ore a guardare il suo ritratto cercando “di sentire il suo odore, il sapore delle sue labbra”. E in cuor suo sapeva che non lo avrebbe mai più rivisto. Morirà solo e lontano dall’Italia.
Dal giorno della sua morte, cercherà di ritrovare i suoi manoscritti in Italia e oltreoceano. Si impegnerà nelle ricerche nei luoghi dove aveva vissuto, con chi avesse avuto contatti, con i librai ai quali cercava credito. Lei era la sola che poteva riscattarne la memoria. Ritrovò l’opera Le Grazie e si mise in gioco leggendo e rivedendo le loro scritture, di quando erano felici a Firenze, scrivendo e appuntando su “un tappeto di fogli sparsi”; intuendo il tormento e “la disperata incontentabilità” del suo amato.
A volte socchiudo gli occhi e immagino che questo libro sia il frutto del nostro amore, il figlio che avrei tanto voluto mettere al mondo con lui.
Era arrivata alla soglia dei cinquant’anni e ripensava spesso a chi era stata, una ragazzina curiosa che sognava, e per farlo aveva dovuto aspettare una vita intera. Aveva dedicato la sua vita all’uomo che aveva tanto amato, nel suo nome, e aveva superato enormi difficoltà, dal matrimonio di convenienza alle maldicenze dei parenti e dei pettegoli, dagli intellettuali che l’avevano delusa ai continui cambiamenti politici. Un amore, il loro, profondo e incondizionato, riportato alla luce dal valore e dalla professionalità della nostra scrittrice, che in questo suo ultimo testo offre a noi lettori il ritratto di una donna che seppe sfidare il suo tempo per salvare un poeta e conquistare sé stessa.
- Autore: Ilaria Chia
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Quirina. La musa silenziosa di Ugo Foscolo
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