Il primo racconto è brevissimo, settanta righe, due pagine e poco più, il secondo invece più lungo, tredici facciate e qualcosa, ma in entrambi qualcuno affronta un momento difficile della vita. La vigilia del matrimonio per una ragazza, poco convinta che sia la scelta giusta. Un calciatore per niente famoso, eterna riserva, si è giocato tutto scommettendo clandestinamente sulla sconfitta della propria squadra, nella sfida per la promozione (100mila euro sul 2, pagato 1 a 10). Basta un pareggio per salire in B e lo 0-0 non si sblocca, nonostante tutto. Gente in crisi, come negli altri dieci testi brevi della dozzina che compone la raccolta Nemici d’amore del romano Andrea Spinelli, pubblicata da Lorella Fontanelli, Epika Edizioni di Valsamoggia-Bologna (novembre 2023, 188 pagine).
Era in crisi anche Andrea, mentre pensava e dava sostanza a questi racconti. Motivi serissimi: la perdita della mamma, il papà grave in ospedale. Mentre scriveva, si sentiva solo, circondato da nemici non in carne ed ossa: la rabbia, la recriminazione, la paura. Il più pericoloso? “Io stesso, il mio giudice più implacabile”. Dedicarsi ai racconti è stato terapeutico. L’equilibrio interno è tornato, mano a mano che in un salvifico transfert letterario i protagonisti ereditavano i suoi stati d’animo, trovando a loro volta una ragione per soffrire. Ha scritto di “persone a pezzi”, convinto che la crisi sia sempre un buon punto di partenza. Cita un’arte giapponese, il Kintsugi, che riesce a dar vita a nuove sculture dai cocci di vasi infranti, offrendo all’oggetto rotto una nuova vita e un valore rinnovato.
Penso che lo stesso valga per chi deve lottare contro un nemico d’amore.
Anche dilaniati da un dolore che riduce a brandelli, si può riuscire a ricomporre i pezzi, scoprendosi “più felici di prima”, come augura ai personaggi, a sé e a tutti.
Andrea Spinelli, classe 1976, ha scritto numerosi racconti, molti editi in antologie. Ha vinto il massimo riconoscimento della critica nel Premio Letterario Nazionale Bukowski 2018 (con il racconto “Il dinosauro”, presente in questa antologia) e il Premio letterario Arthè, sempre 2018, con “Per amore”. Nel 2020, ha pubblicato il romanzo L’uomo che non parla.
Tra i racconti, dopo “Crepuscolo” e “Il portiere di riserva”, nel terzo e drammatico “L’asteroide” si rischia di andare in crisi tutti, non solo il debole protagonista. Una minaccia si avvicina all’ospedale, dove Giulia è straziata dalle doglie nel dare alla luce il suo piccino. L’ostetrica si spende con abnegazione, ma l’effetto antidolorifico dell’epidurale è bello e finito. Le dicono di spingere, ma non ce la fa, i muscoli sono duri come pietre. Fuori dalla finestra, lo spettacolo ghiaccia il sangue: il cielo rossastro è attraversato da lampi e baleni anche senza nuvole; dall’alto cadono sabbia e sassi, una pioggia fitta; il vento solleva in aria zolle di terra, carte di giornale, bottiglie di plastica e di vetro, rami d’alberi e cadaveri di uccelli; dall’orizzonte avanzano gigantesche colonne di polvere, che vorticando spazzano ogni ostacolo, alberi, ponti, case. Un disco di fuoco corre verso di loro, con mille fiamme. Che contrasto tra l’angoscia della fine e la luce negli occhi dell’inizio di una nuova vita.
“Cuore di mamma” è un racconto molto bello, molto lungo, molto... di cuore. Un romanzo in miniatura, pieno di significati e con un happy end, finalmente, mentre i tre precedenti oscillano tra un esito in bianconero ed uno a colori. Segue una storia di salute, di dolore, di vendetta, “Io amo solo te”. L’antipatico protagonista del sesto racconto, “L’inizio della fine”, lancia un monito sulla paternità e maternità per una coppia. Tra volere un figlio e averlo c’è un mare di differenza: prima che nasca, la vita di una coppia è facile, le cose vanno a meraviglia e ognuno ha i suoi spazi, ma dopo è un’altra cosa: il bimbo si prende tutta la scena e i due devono guardare in faccia la realtà. “C’è chi lotta per riuscirci e chi invece se ne frega”.
La Twingo nelle pagine premiate de “Il dinosauro” è un’alcova per attenzioni fugaci a pagamento, a Roma, dalle parti della Cristoforo Colombo notturna, paese della cuccagna del sesso, con tanta amarezza e senza passione. A Nic i bambini fanno paura, in “Stregato”, perché tanta gente ha finito per smettere di vivere dopo averli avuti. Rita invece gli piace parecchio, lo attrae con il tubino nero corto sulle ginocchia e i tacchi a spillo. È la segretaria della concessionaria Toyota per cui lavorano entrambi, lui alle vendite. Perché tutti gli dicono ch’è una strega? “Pene d’amore” sono quelle degli adolescenti in gita scolastica in montagna e possono essere dure da sopportare. Fanno male. A meno che la neve non si decida a scendere, al momento giusto per andare a sciare sulla Marmolada. A proposito di giovani cuori infranti e solitari, Daniela (“Asocial”) ha montato un cappio nell’anticamera. Penzola da una corda appesa alla trave del soffitto. “Mi chiama, non mi chiama?”.
Milano Cinque è il taxi che porta la coppia in tribunale per la separazione, in “Dimenticanza freudiana”. Girano per il centro di Roma in direzione Piazza Cavour e nel tragitto lui chiede a Maia di riprovare. Lo ripete per tutto il tempo della corsa a pagamento. Lei si sottrae, non ci sta, però non sembra esasperata. Il tassinaro guarda attraverso lo specchietto, con occhi attenti e, sembrerebbe, con simpatia. Il telefono è l’unica cosa di valore che i ladri potrebbero rubare a casa di Niccolò ed è anche il titolo dell’ultimo racconto. Una casa vuota di oggetti, piena di bottiglie di vodka, mandate giù come se fossero acqua. Ogni sera, lei chiama, insiste per tutta la notte: “So che ti manco”. “Dimmi che mi pensi”. L’ha lasciato da due anni. Quel cellulare è come se vivesse di vita propria. Continua a passare comunicazioni di Miriam. Continua. Continua. Continua.
- Autore: Andrea Spinelli
- Genere: Raccolte di racconti
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2023
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Nemici d’amore
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