Stiamo sempre attenti a separare la realtà dalla fantasia, i sogni da quel che succede di giorno. Ma se quella che chiamiamo realtà è un posto dove può esistere un re, che porta una corona sulla testa e quando passa gli altri si inchinano e gli obbediscono, allora la realtà è un posto assai poco credibile.
Le figure che iniziano a far visita a Fabio nei sogni, a una settimana dal suo cinquantesimo compleanno, sono tutt’altro che irreali: sono le donne che hanno segnato la sua esistenza, contribuendo a fare di lui l’uomo che è diventato, e che adesso, alla vigilia di un traguardo importante, tornano a popolare i suoi pensieri, per accompagnarlo in una lunga riflessione sulla vita stessa.
Con il suo stile inconfondibile, scanzonato eppure profondissimo, Fabio Genovesi, nel suo ultimo romanzo Mie magnifiche maestre (Mondadori, 2025), disegna un bellissimo affresco del percorso umano attraverso le piccole storie, apparentemente banali eppure straordinarie, delle sue maestre, tutte donne.
Così incontriamo zia Gilda, che “andava ai funerali come altri andavano al cinema”, perché erano la sua grande passione, e portando con se Fabio gli ha insegnato, con poche parole e un sorriso, che tutto finisce: "il sole tramonta, il fuoco si spegne, i fiori appassiscono, la frutta nasce e matura e marcisce, casca dall’albero, si spiaccica per terra e nella terra sparisce. E anche noi”.
E poi c’è Benedetta, la ragazza più grande, bellissima, a cui Fabio veniva affidato dalla mamma in occasione delle sue uscite con le amiche; Benedetta si congeda dal mondo in una piovosa notte di febbraio, portata via dalla sua fragilità, ma lasciando la consapevolezza che “a questo mondo non c’è nulla di perfetto e preciso nella vera bellezza. Se non traballa un pochino, bellezza non è”.
La zia Violetta, invece, per la quale Fabio prova un “fastidio eterno”, perché "l’odio è così, più è stupido e più dura, si stempera negli anni e si solidifica in un astio vago e sordo”, arriva in sogno per mostrargli una realtà che lui non aveva mai neppure sospettato: è solo grazie a lei che può festeggiare ancora un compleanno perché gli ha salvato la vita quando, bambino, aveva rischiato di morire affogato.
E infine c’è lei, la nonna Giuseppina, dalle cui labbra “scappavano risate magnifiche, selvagge come cavalli che scavalcano il recinto dove si prova a domarli, schizzando al cielo improvvise, sguaiate, vibranti”. Quelle dedicate a lei sono parole di una estrema dolcezza, tra le più belle impiegate in letteratura per descrivere l’importanza dei nonni:
Sono cresciuto con lei, la sua mano nella mia, sempre lei nei miei occhi prima di guardare il resto intorno, e scoprire che il resto non era così e non avrebbe potuto esserlo mai. Ma quando ne avevo tanto bisogno bastava voltarmi di nuovo e lei era lì, sempre lì. Finché non c’è stata più.
Non è giusto. Se Dio ti fa conoscere tanta meraviglia, tanta luce unica e necessaria, poi deve tenertela accesa accanto per sempre. Altrimenti tutto il resto sarà pallore, sarà penombra, sarà questo latte fumoso che mi avvolge.
Con una struttura che si articola come un countdown degli ultimi sette giorni che separano lo scrittore dal compimento dei suoi cinquant’anni, a loro volta suddivisi tra le vicende che si svolgono di giorno e quelle che avvengono la notte, Mie magnifiche maestre, più che un romanzo, può essere considerato come un insieme di racconti, un caleidoscopio di persone e di storie che divengono spunto per riflettere su diversi temi: il trascorrere del tempo, la paternità mancata, l’omosessualità, la dipendenza.
Genovesi si conferma ancora una volta uno scrittore di estremo talento e con quest’ultimo libro ci riporta nel suo meraviglioso universo, dove le persone reali divengono personaggi straordinari dai quali vorremmo non separarci mai. Con una scrittura semplice ma al contempo lirica e onirica, che riesce a essere leggera ma mai superficiale, riflette sulle cose semplici della vita, mantenendo l’ironia che da sempre lo contraddistingue; ben lungi dall’essere pedante o saccente, regala spunti e pensieri che non hanno alcuna pretesa di divenire assunti filosofici, ma vogliono illuminare quelle piccole verità su cui spesso non ci soffermiamo abbastanza perché sempre più immersi nell’abitudine, incapaci ormai di emozionarci, presi da mille faccende,
formiche impegnate a seccare ogni grandezza, per raccattare qualche briciola e metterla da parte, ossessionati da un inverno che – a forza di pensarci – già congela la nostra estate.
- Autore: Fabio Genovesi
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Mondadori
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Mie magnifiche maestre
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