"Il denaro è come il sangue, circola senza sosta se si è vivi." Parola di Gottlob Kramer, mercante di chincaglierie, rarità e rimedi miracolosi, protagonista e voce narrante di Lo speziale di Steinbrueck di Matteo Mantoani, pubblicato da Fazi Editore e nelle librerie da luglio 2026.
Matteo Mantoani, classe 1987, nato a Maniago e laureato in Fisica nucleare a Trieste, è da sempre appassionato di lettura e letteratura. Dopo due prestigiose esperienze professionali all’estero, a Gottinga e al CERN, al rientro in Italia decide di assecondare questa passione. Profondamente legato alla storia della propria terra, con Lo speziale di Steinbrueck firma il suo romanzo d’esordio, scegliendo come ambientazione proprio il Friuli e collocando la vicenda oltre tre secoli indietro nel tempo.
1738. Gottlob Kramer viaggia attraverso il Friuli insieme al figlio Torsten, commerciando chincaglierie, curiosità e rimedi. Diretti verso il guado di Pinzano e poi verso l’Austria, lungo la strada si imbattono in un gruppo di persone raccolte sulla grava del fiume Meduna. È qui che scoprono il corpo martoriato di una giovane donna, Maddalena, morta in circostanze tutt’altro che chiare. Gottlob si offre di trasportarne le spoglie fino a Orgnasso, ma quello che avrebbe dovuto essere soltanto un breve imprevisto lungo il viaggio si trasforma presto in una sosta obbligata: il podestà gli impone infatti di rimanere in paese finché non sarà accertata la sua estraneità al delitto.
Una deviazione dalla propria strada che finirà per condurlo non soltanto alla ricerca della verità sulla morte di Maddalena, ma dentro un’indagine ben più personale. Perché Orgnasso e quelle terre sono tutt’altro che estranei a Gottlob e, mentre gli indizi si accumulano, davanti a lui cominciano a riaffiorare persone, luoghi, legami e ferite di un passato che credeva ormai archiviato. Due verità finiscono così per procedere parallelamente e per intrecciarsi a doppio filo: quella nascosta dietro la morte della giovane donna e quella che riguarda la stessa esistenza di Gottlob.
È a questo punto che la narrazione di Mantoani assume una struttura più complessa, sviluppandosi su piani paralleli che finiscono progressivamente per intrecciarsi. Al filo dell’indagine sulla morte di Maddalena e alla vita presente di Gottlob si affianca infatti una terza direttrice, costruita attraverso continui flashback: quella del suo passato, quando Gottlob era ancora Giacomo.
I ricordi riportano così il lettore alla fine del Seicento e rendono progressivamente tangibile l’infanzia del protagonista: Giacomo è un bambino cresciuto in un Friuli poverissimo, fra bachi da seta, fame, campi e fatiche quotidiane, costretto dal terremoto del 1701 ad abbandonare il proprio mondo. Viene quindi mandato lontano da casa, nella spezieria di Steinbrueck, per imparare un mestiere che non ha scelto.
Presente e passato procedono così l’uno accanto all’altro: mentre Gottlob cerca di fare luce sulla morte di Maddalena, il lettore ricostruisce, frammento dopo frammento, la storia di Giacomo e il percorso che lo ha trasformato nell’uomo che incontriamo nel 1738. Tra il Giacomo bambino e il Gottlob adulto trascorrono quasi quarant’anni, e proprio in questo spazio si concentra uno dei nuclei più interessanti del romanzo.
Gottlob è disincantato, ironico, spesso cinico: osserva gli uomini e le loro debolezze con sguardo lucido. Giacomo, invece, è ancora un ragazzo esposto alla fame, alla paura e alla perdita, costretto a imparare le regole di un mondo duro. Accanto a lui Torsten, il figlio, fa da contrappunto. Più ingenuo e impulsivo, è spesso oggetto dell’ironia del padre. E poi c’è il Friuli, con la sua lingua. Non un semplice fondale storico, né i suoni incomprensibili di un dialetto, ma una voce: quella di una lingua che racconta una terra e le sue sofferenze. Una presenza viva, costruita attraverso la materia della quotidianità: le grave del Meduna, il fango, i campi, le case di pietra, i gelsi e i bachi da seta, il lavoro, la scarsità del cibo, le epidemie e i terremoti. Un friulano che dà corpo ai dialoghi e diventa segno di un’appartenenza che il tempo e la distanza non sono riusciti a cancellare. Un’identità che non teme né le distanze né il tempo.
Ed è lontano dalla propria terra che per Giacomo si apre la possibilità di conoscere un mondo diverso. La spezieria di Steinbrueck non è soltanto il luogo nel quale apprendere un mestiere, ma anche quello in cui entrare in contatto con un sapere fino ad allora sconosciuto. Medicina, sapere empirico e credenze popolari convivono ancora senza confini netti, tra rimedi, erbe e testi scientifici. Un sapere che nel romanzo non rimane astratto, ma passa attraverso la materia, i corpi e i sensi. È da qui che prende forma la scrittura di Mantoani, concreta e quasi sensoriale: fango, odori, sangue e spezie diventano percezioni reali, quasi da sentire nelle narici. Parole dense, accompagnate dal tono sarcastico e irriverente di Gottlob, ma sempre sorrette da una narrazione lineare e chiara, capace di mantenere viva la tensione anche quando il racconto si tinge di giallo. Un giallo che diventa così non il fine, ma lo strumento attraverso il quale Mantoani racconta qualcosa di più profondo: la costruzione di un’identità, la forza delle radici e il ruolo della conoscenza nel modificare il corso di un’esistenza senza cancellarne le origini. Parole dense, accompagnate dal tono sarcastico e irriverente di Gottlob, ma sempre sorrette da una narrazione lineare e chiara, capace di mantenere viva la tensione anche quando il racconto si tinge di giallo.
Un intreccio di temi che sarà al centro dell’incontro con Matteo Mantoani a Pordenonelegge 2026, dove l’autore dialogherà con Roberto Cescon giovedì 17 settembre alle 19, al Ridotto del Teatro Verdi di Pordenone.
- Autore: Matteo Mantoani
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Fazi
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Lo speziale di Steinbrueck
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