A Livorno, ci ripetevano che la Marina affonda le unità ma salva i naufraghi nemici. È una legge del mare rispettata dalla nostra Arma navale, tant’è che l’incursore subacqueo Durand de La Penne ribadì al comandante inglese che la missione italiana (riuscita) nel porto di Alessandria d’Egitto, il 19 dicembre 1941, puntava a distruggere navi nemiche, non a uccidere uomini. Permise così di far sbarcare l’equipaggio della corazzata Valiant, prima della deflagrazione della testata esplosiva agganciata alla carena, che mandò la grande unità a poggiare sul fondo. Dobbiamo rivolgere un pensiero accorato, perciò, agli oltre seicento marinai russi periti nell’esplosione della Novorossiysk nella rada in Crimea, il 29 ottobre 1955. A raccontare la storia e offrire una versione delle cause dell’incidente è un recente prodotto narrativo, il romanzo di Andrea Pamparana La tragica notte di Sebastopoli, pubblicato da Bibliotheka Edizioni (Roma, aprile 2026, collana “Pop”, 136 pagine).
A poppa della corazzata della flotta del Mar Nero sventolava la bandiera sovietica, ma era nata come nave da battaglia della Regia Marina italiana, Giulio Cesare, classe Cavour, disarmata e ceduta all’Urss nel 1949 in riparazione dei danni di guerra.
È “ispirato ad una storia vera”, con alcuni protagonisti frutto della fantasia dell’autore, il lavoro del giornalista milanese, scrittore, sceneggiatore, conduttore radio-televisivo e già vicedirettore del TG5. In un contesto storico dal 1945 al 1955, il romanzo vuole raccontare una vicenda tragica, insistendo su alcuni risvolti più complessi, tra mistero storico e ipotesi suggestive, fantasiose e non.
Eviteremo d’insistere sulla trama, per lasciare intatto il piacere della lettura a chi non abbia rudimenti sull’episodio. Va detto che il collega autore riconosce di dovere tanto a esperti navali e a ufficiali dell’Ufficio Storico della Marina Militare. Si è anche impegnato in un approfondimento accurato e appassionato per documentare gli sviluppi storici qui perfettamente raccontati. Ha messo a frutto il “documentatissimo” saggio di Luca Ribustini Il mistero della corazzata russa (2014), ben noto al recensore e fondamentale in materia, oltre ad avere sciolto un debito d’affetto con il padre Luigi, marinaio semplice silurista nel corso della Seconda Guerra mondiale.
Doverosa, una scheda della corazzata Giulio Cesare: impostata a Sestri Levante, Cantieri Ansaldo nel 1914, sottoposta a ricostruzione a Genova nel 1937, dopo un ciclo operativo. Venne mantenuto solo il 40 per cento dell’allestimento originale. Il dislocamento salì a 29.100 tonnellate. Fu triplicata la potenza dell’apparato motore, fino ad una velocità di 28 nodi. Potenziato l’armamento e aumentato l’equipaggio. Lunghezza 186,4 metri fuori tutto, larghezza massima 28 m, immersione 10,4 m. Apparato motore: 8 caldaie, 2 turbine, 2 eliche, potenza 93mila HP. Artiglierie: 10 pezzi da 320/44 mm, 18 120 mm, 16 76 mm, 12 120/50 mm, 8 100/47 mm, 8 37/54 mm, 12 20/65, 3 tubi lanciasiluri da 450 mm. Equipaggio: 1.236 uomini.
Nel 1942 l’unità apparve superata e dopo avere partecipato alle battaglie navali di Punta Stilo luglio 1940 (incassando una granata da 381 mm dall’inglese Warspite), di Capo Teulada novembre 1940 e della prima Sirte dicembre 1941, venne trasferita a Pola come unità d’addestramento equipaggi. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’unità diresse a Taranto, poi salpò per Malta, in osservanza delle clausole armistiziali, e vi stazionò con altre navi da guerra italiane, internate presso i britannici, ma col diritto di battere la bandiera tricolore.
Sul sito della Marina Militare si legge che “il tristissimo 15 dicembre 1949”, radiata dal nostro naviglio militare, venne ceduta all’Urss nel porto albanese di Valona, in ottemperanza alle clausole del trattato di pace, assumendo la sigla provvisoria Z.11, poi il nome di Novorossiysk, nave ammiraglia della flotta del Mar Nero.
Entusiasmante nel romanzo, per gli appassionati di storia, il racconto di Pamparana della missione della corvetta Baionetta. È noto l’impegno della piccola unità antisommergibile in un episodio della storia nazionale deplorevole per la famiglia Savoia e il Governo regio, fuggiti da Roma all’armistizio con gli Alleati, senza impartire ordini all’esercito italiano, abbandonato al proprio destino. La sera dell’8 settembre 1943, il maresciallo Badoglio aveva annunciato alla radio la fine delle ostilità con gli Angloamericani. Il giorno dopo, mentre a Pola tutto il naviglio italiano salpava verso Malta per consegnarsi agli inglesi, a nave Baionetta veniva comandato di raggiungere Pescara e prendere contatto con la Capitaneria di Porto per ulteriori disposizioni. Dal porto canale della città abruzzese salirono a bordo Badoglio e il ministro della Marina amm. De Courten. Nuovo ordine, breve spostamento a Ortona, dove s’imbarcarono il re Vittorio Emanuele III e la famiglia reale. Vennero trasportati a Brindisi, con la scorta della corvetta Scimitarra e dell’incrociatore Scipione. Il 10 settembre, la fuga vergognosa era compiuta.
Sta di fatto che nella ricostruzione della navigazione della corvetta - da documenti dell’Archivio storico della Marina - ricorrono avvistamenti di motosiluranti e sommergibili tedeschi nell’Adriatico, unità rimaste del tutto indifferenti. Un velivolo della Luftwaffe eseguì alcune picchiate, senza dar segno di colpire. Un aereo italiano volteggiò a un certo punto sull’unità. Fortuna? Oppure pianificazione? A terra, i posti di blocco tedeschi non avevano fermato il convoglio regio in Abruzzo: decine di ricche autovetture, molte con tanto di guidone sul cofano... Nelle stesse ore, il Giulio Cesare subiva invece attacchi tedeschi in Adriatico, per buona ventura inefficaci.
- Autore: Andrea Pamparana
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: La tragica notte di Sebastopoli
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