In questa estate gialla proseguo la mia lettura tra gialli cozy e thriller. Michael Connelly sta diventando una certezza con il suo malinconico ispettore Hyeronimus Bosch. Nell’opera L’ombra del coyote (Piemme, 2013, trad. di Francesca Pinchera), l’autore descrive Bosch come un uomo fallito, a livello personale e professionale. Vive in una casa inagibile, è stato lasciato dalla sua compagna ed è stato sospeso dal Dipartimento per aver aggredito un suo superiore e perciò deve affrontare un ciclo di sedute con una psicologa, Carmen. E proprio durante una di queste che Bosch decide di affrontare il suo passato: l’assassinio di sua madre, un caso di 35 anni prima, mai veramente risolto per negligenza o paura dalla polizia.
La madre, Marjorie, era una prostituta decisa a cambiare vita per proteggere il figlio, ma viene uccisa e Bosch è costretto ad andare in un orfanotrofio. Dopo tanti anni l’investigatore comincia a indagare e a seminare morte nelle sue ricerche perché due innocenti sono morti per un’indagine che lui non avrebbe potuto intraprendere in quanto sospeso. La trama si svolge tra Los Angeles e Miami dove incontra Jazz, una giovane donna che sembra amarlo fin dal primo istante. Ma il destino è in agguato e Bosch dovrà affrontare molte prove, far infuriare uomini di potere e capire gli indizi per arrivare a una verità sorprendente.
Interessante di questo thriller è la maturazione psicologica di Bosch. Istintivo, violento anche, all’inizio della vicenda, riesce a elaborare i suoi fantasmi interiori e a risalire la china. L’indagine è una missione e lui stesso ripete più volte questa parola. Trovare l’assassino di sua madre e fare pace con se stesso: questa cosa gli è impossibile, perché nel tempo ha accumulato troppo odio. La sua indole è quella del giustiziere solitario, di un uomo fondamentalmente solo e disperato, addirittura il finale va oltre le regole del thriller e diventa melodramma. Forse questo è il solo limite di un giallo ben scritto: mai mescolare tra loro generi diversi.
Ma scavando nel testo ci si accorge che il libro è denso di personaggi secondari come Jazz, la donna di cui Bosch si innamora, Kisha, la giornalista che deve scegliere tra l’affermazione professionale e la sua coscienza, e Carmen Hyronos, psicologa descritta senza gli stereotipi della sua professione. Un personaggio sicuramente ben riuscito. E non vanno dimenticati i superiori e i colleghi, con i quali Bosch ha un rapporto conflittuale perché, come ogni vero poliziotto, odia i burocrati in quanto consapevole dell’importanza di proteggere Los Angeles, città che lui ama infinitamente. Ma il personaggio più convincente è il coyote che incontra, un povero animale affamato che sembra seguire il protagonista nelle sue imprese e anche nei sogni, simbolo di una ricerca che non si conclude mai.
L’ombra del coyote è un libro molto bello, pieno di azione e significato profondo oltre il genere.
- Autore: Michael Connelly
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Piemme
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: L’ombra del coyote
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