Il passato è una bestia feroce. Potremmo prendere in prestito il titolo di un romanzo di Massimo Polidoro per addentrarci nella storia che ha condotto Massimo Zamboni a scrivere L’eco di uno sparo (Einaudi, 2015). Chitarrista e compositore di due note band quali CCCP e CSI, Zamboni è un artista stimato e apprezzato. Non tutti sanno che Massimo di secondo nome fa Ulisse. Un dettaglio che potrebbe apparire futile, quasi irrilevante, ma che per l’autore ha cominciato a pesare come un macigno. Ulisse, infatti, era il nonno paterno, di cui in famiglia si è sempre parlato poco e malvolentieri. Il motivo è presto detto: è stato uno squadrista e membro del direttorio fascista della piccola cittadina di Campegine, nota per essere stata la casa dei sette fratelli Cervi.
Zamboni, mosso da curiosità e dal desiderio di conoscere a fondo una storia a lungo nascosta, comincia a consultare gli archivi per acquisire più informazioni possibili. È proprio da una ricerca, lunga ed incessante, che l’autore riesce a tratteggiare un ritratto quanto più veritiero e attendibile possibile. Così comincia la scrittura di L’eco di uno sparo, in cui si riversano tutte le emozioni che hanno attraversato Zamboni negli anni, e tutti quei quesiti a cui non sempre si riesce a dare una risposta. Non è solo un’indagine autobiografica: esiste una storia nella storia. Nel mese di febbraio del 1944 Ulisse viene ucciso mentre sta pedalando, colpito alle spalle. L’omicida è un partigiano, membro dei GAP. La traiettoria dello sparo non si interromperà qui: proseguirà il suo cammino per altri diciassette anni, per culminare in un epilogo tanto amaro quanto beffardo.
Lo stile lirico di Zamboni consegna al lettore tutta la creatività e la sensibilità che scaturisce dalla vena artistica dell’autore. Ne deriva un romanzo che appare come un canto, non un’invettiva carica di sentimenti negativi ma un invito alla riflessione. Sullo sfondo della provincia reggiana che muta e si plasma, ci regala uno spaccato di vita reale che ci pone di fronte a una meditazione intensa. Pur raccontando i fatti con analitica oggettività, lo spaccato che ne deriva non è mai asettico, ma visceralmente vibrante di vita.
È lecito supporre che lo sparo di cui racconta Zamboni non esaurisca la sua corsa nemmeno nel secondo omicidio, ma continui ancora a riecheggiare in altri fatti di sangue. Lo si può sentire tutte le volte in cui la politica si mescola indissolubilmente all’odio, generando fanatismo e incomprensione. Un legame drammatico e velenoso che non può generare altro che morte. Se stiamo attenti, forse, possiamo sentirlo ancora oggi, nelle vicende che ci giungono incessantemente da giornali e tv.
- Autore: Massimo Zamboni
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2015
- ISBN: 9788806225216
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Un libro perfetto per...
Ad un lettore amante della narrazione lirica. Ideale non solo per chi ama la storia dell’antifascismo, ma anche per chi vuole ampliare lo sguardo su decenni successivi.
Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: L’eco di uno sparo
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