Siamo nell’Inghilterra degli anni ‘30, tra Londra, Oxford e la brughiera, nel clima rigido delle tenute circondate dai prati bagnati di rugiada e coperti da una foschia quasi costante. Nelle grandi stanze i camini sono accesi ma non scaldano del tutto, resta sempre un brivido che non si riesce a quietare. Il fatto è che non è solo il clima meteorologico a mantenere basso il termometro di questa narrazione, quanto piuttosto le relazioni tra i personaggi che sono, in molto casi, gelide e impenetrabili.
Potrebbe riuscire l’amore a sciogliere questo gelo? L’amore è uguale con il caldo o con il freddo? In India e in Inghilterra? Se lo domanda Polly, uno dei personaggi più importanti di L’amore in un clima freddo (Adelphi, 2012, trad. di S. Pareschi), una volta tornata dall’India coloniale, dove ha vissuto al seguito del padre viceré. Ma l’amore non ce la fa davvero a portare quel tepore auspicato nella storia perché, pur essendo un tema importante, non è vissuto in pienezza e non arriva a influenzare completamente né lo svolgersi delle vicende né il ritratto dei personaggi che l’autrice prepara per noi. Parliamo, infatti, di un amore che resta sulla soglia senza acquisire mai profondità, poco sentimentale e inteso più che altro come matrimonio e quindi legame sociale.
Dunque il centro di questo bel libro va cercato altrove, oltre i cuori palpitanti o infranti, in quell’ironia che rende speciale prima l’autrice e poi la sua opera. Nancy Mitford, meno conosciuta al grande pubblico di tante altre scrittrici britanniche, meno famosa delle acclamatissime sorelle Brontë o dalla ineguagliabile Jane Austen, è un incontro più riservato per il quale si prova una immediata gratitudine. La freschezza della sua scrittura è peculiare al punto da diventare un vanto e uno stimolo all’approfondimento. C’è molto da scoprire in questo suo modo di scrivere sagace che sicuramente deve qualcosa alla vita di un’autrice che ha personalmente conosciuto dall’interno il mondo dell’alta società inglese.
La trama di L’amore in un clima freddo non lascia sorpresi e non brilla per originalità. I Montdore si muovono con ambizione e sicurezza nei locali nell’alta società senza minimamente sospettare che la loro adorata figlia Polly, ambita debuttante dei balli della Stagione, finirà per deluderli con scelte inaspettate e decisamente alternative, motivo scatenante di una serie di eventi e scandali.
Più dei fatti in questa opera colpiscono la voce narrante e i personaggi, che sono pensati magistralmente e che si muovono con una sicurezza e una consistenza davvero apprezzabile. Di nessuno di loro ci scorderemo alla fine della nostra lettura, a tutti ci saremo un po’ affezionati. A partire da Fanny, che racconta i fatti vivendoli personalmente ma osservandoli allo stesso tempo dal di fuori. I balli, le cene, le battute di caccia non la riguardano mai del tutto perché il suo è uno sguardo neutro e disincantato che la rende quindi molto più analitica e profonda. Fanny subisce leggermente il fascino dell’alta società pur continuando a non desiderare spasmodicamente di esserne parte. Parliamo di una giovane donna che sa stare fuori dal gruppo quando sente di non appartenervi. Consapevole di se stessa, desidera l’amore e persino il matrimonio ma porta dentro un po’ dell’irrequietezza e della alterità di sua madre che non a caso viene da tutti soprannominata “la fuggiasca”. Il rapporto madre-figlia si muove tra queste pagine su due poli opposti: Fanny somiglia in qualche cosa alla madre assente e stramba, eppure resta fedele a se stessa, si smarca da quel modello, e dà ascolto al proprio cuore nel quale vive un desiderio di affetto.
Completamente diversa la relazione tra Polly e sua madre, Lady Mortdore. La ragazza ne subisce moltissimo il ruolo invadente e fatica a smarcarsi dalle scelte convenzionali che le vengono calate addosso: debuttare in società, trovare un buon marito (dove per buono significa ricco) e far parte del mondo che conta. Quindi, per reazione opposta e contraria, Polly sfoggia quasi con vanto una certa costante apatia. Ovviamente questo porterà allo scontro totale fra le due donne, nel quale Polly infliggerà alla sua “nemica” un colpo durissimo e quasi mortale.
Lady Mortdore, infatti, compare nelle prime pagine del libro dotata di un apprezzabile seppur spietato cinismo, derivante dalla possibilità che il suo ruolo (o meglio quello del marito) le offre di dire senza filtri tutto quel che vuole. Certamente alcune sue considerazioni strappano più di un sorriso per la bizzarria del personaggio e per l’acidità dei toni. La sua è, però, una critica ingenerosa e cattiva, non rivolta alla società, ma alle singole persone che la Lady vuole intenzionalmente sminuire. Siamo di fronte a una donna manipolatrice che tira i fili delle vite di tutti, persino dell’importante marito. Poi, con l’andare dei capitoli, Lady Mortdore cambia molto, pur rimanendo in certi tratti adorabilmente odiosa e mantenendosi assai distante da rivendicazioni di equità sociale o proto-femminismo. La trasformazione di questa donna si attiva grazie a Cedric, un uomo estraneo all’alta società inglese che molti non apprezzano per la sua palese omosessualità. Grazie al suo modello di alterità si apre una breccia nel tetragono mondo aristocratico inglese totalmente ripiegato su se stesso. E il varco porta luce: tutti inizialmente odiano Cedric e tanti alla fine finiscono per amarlo.
Un altolocato mondo dorato, una gabbia che ci incuriosisce ma che, vista da vicino attraverso lo sguardo disincantato di Fanny, ci mostra tante piccole miserie, vendette e cattiverie, ignoranza e ipocrisia. La nobiltà considera l’arte uno sfoggio di bellezza e non ne apprezza la bellezza, i ricchi parlano in continuazione di cibo e non ne hanno mai abbastanza: tristezze personali, poca vicinanza umana, una spietata noncuranza alimentata dalla gelosia. L’autrice descrive tutti questi soggetti con aggettivi implacabili, riconducendoli quasi sempre alla loro pochezza e rendendoli spesso impossibili da amare. E noi, lettori, divertiti e consapevoli, gliene siamo profondamente grati.
- Autore: Nancy Mitford
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Adelphi
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: L’amore in un clima freddo
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