Ultimi decenni del II secolo dopo Cristo, due imperatori si contendono il dominio del mondo conosciuto: Settimio Severo e Pescennio Nigro. Uno solo è destinato a cadere, si legge sulla copertina del quattordicesimo romanzo della serie Empire, del narratore storico inglese Anthony Riches. Apparso in lingua originale nel 2024 (Clash of legions), L’Impero. Il sangue della legione è stato pubblicato questa estate da Newton Compton (luglio 2026, collana “Nuova Narrativa Newton”, 288 pagine), nella traduzione di Andrea Russo.
Ci porta nella guerra civile romana che tra il 193 e il 197 contrappose l’imperatore Severo all’usurpatore Nigro. Continua a seguire le vicende di Marco Aquila e Rutilio Scauro. Ai due, dopo un sanguinoso scontro in Tracia viene affidata una missione di spionaggio: eliminare una rete di spie nemica guidata da Sartorio, loro nemico giurato e spietato rivale, schierato dalla parte di Pescennio. Infiltrarsi sarà fondamentale, per quanto i rischi in caso d’insuccesso siano altissimi, torture e morte certa. Tuttavia, è indispensabile esporsi, in vista dello scontro decisivo tra le legioni dei due “Cesari” in competizione tra loro. Come si può immaginare, avventure e colpi di scena sono assicurati, nel puro stile dello scrittore di Derby, laureato in studi militari a Manchester.
Ma chi sono Aquila e Scauro, posto che li conosciamo da ben oltre un decennio? In pratica, dalla pubblicazione del primo titolo della splendida più che dozzina: La spada e l’onore (Newton Compton, 2012). Marco Valerio Aquila è un giovane di famiglia aristocratico romana. Suo padre, il senatore Appio e la famiglia sono stati massacrati a Roma su ordine del folle imperatore Commodo. La stessa sorte era destinata all’unico superstite, che però riesce a fuggire verso i confini dell’impero, assumendo l’identità di un guerriero delle legioni. Con l’esperienza, da ufficiale alle prime armi diventa un valido comandante di legione, il tribuno Marco Corvo, nelle sanguinose campagne in Britannia, in Germania e nelle province orientali.
Nella coorte ausiliaria di cavalieri Tungri (germani) in cui entra Corvo, il prefetto è Tiberio Claudio Rutilio Scauro, comandante pragmatico, uomo leale, scaltro, dotato di grande lucidità tattica e profondo senso dell’onore. Nato e cresciuto per la vita militare, intuisce subito le potenzialità del giovane e accetta di rischiare la vita aiutandolo a nascondere la vera identità. Sarà protettore, mentore e spalla fedele di Marco. La loro amicizia si fonda sul profondo rispetto reciproco, consolidato dalle difficoltà belliche affrontate e dalle insidie politiche superate. Guidano i fidati ausiliari della Prima Cohors Tungrorum, nelle battaglie campali contro le tribù celtiche o le legioni rivali, scivolando tra le cospirazioni del potere romano.
Nelle interviste, Anthony Riches fa presente d’essere nato nelle Midlands inglesi nel 1961 e cresciuto a Worthing, sulla costa meridionale, fino all’ingresso nel college universitario, nel 1980. Figlio unico di un ex combattere nella Seconda Guerra Mondiale, ha ereditato un profondo interesse per la storia militare, a sua volta trasferito ai propri figli. Dice di averli “ossessionati con le attrezzature militari di tutte le nazioni ed epoche”. Nel 1996, visitando i resti del forte di una coorte ausiliaria sul Vallo di Adriano a Housesteads, rimase folgorato “dalla dura realtà immaginabile della vita nel secondo secolo. Per un ragazzo romano inviato in Britannia, dev’essere stato l’equivalente del fronte orientale”. Sei mesi dopo, la stesura del primo titolo della serie L’impero era pronta, per quanto troppo acerba per la pubblicazione.
In un testo in appendice, tradotto da Donatella Semproni, lo stesso scrittore storico si sofferma sull’esercito romano imperiale nell’anno 182 dell’era cristiana. Risultando insufficiente il reclutamento di cittadini in armi, caratteristico del periodo repubblicano, ora ogni legione schierava circa 5500 legionari di mestiere. Il nerbo era costituito dalla fanteria pesante. Si stima un complesso di 165mila uomini, cui si aggiungevano i 217mila delle circa 360 coorti ausiliarie. Queste forze, dislocate soprattutto nelle province di confine, svolgevano due compiti fondamentali, la difesa contro aggressioni esterne e il presidio: mantenere il dominio romano nei territori più turbolenti dell’impero. Alle irrequiete Britannia e Dacia provvedevano rispettivamente 60 e 44 coorti ausiliarie, quasi un quarto del totale.
Le legioni esistevano da centinaia di anni, unità di base nei combattimenti, composte in massima parte da fanteria in formazione chiusa, tutti uomini ben addestrati e reclutati su base volontaria. Costituivano un esercito di professionisti e ogni uomo acquisiva oltre alle capacità belliche ulteriori capacità professionali da spendere nella vita civile, dopo la ferma. Prestare servizio nelle legioni significava lavorare alla costruzione degli accampamenti, di fortini e fortezze, strade, ponti e perfino colossi difensivi come il vallo (muro) di Adriano, ai confini britanni dell’impero.
Una legione era comandata dal legato, di solito un senatore esperto, responsabile della gestione strategica, tattica e amministrativa. Era assistito da sei tribuni: vice comandante il laticlavio, di ceto senatorio, mentre i cinque tribuni angusticlavi venivano dal ceto equestre. Tra loro e gli altri ufficiali si poneva il prefetto di campo. Spina dorsale e fondamentali sul campo di battaglia erano i centurioni, soldati esperti, spesso saliti dalla gavetta, alla testa di centurie (spesso meno di 100 uomini). Curava anche l’addestramento, la disciplina e il benessere dei propri uomini. Al loro vertice, il primipilo, veterano con decenni di servizio. Al di sotto, una varietà di sottufficiali e specialisti; l’optio, vice centurione, il signifer, portainsegne della centuria, e il tesserarius, responsabile della trasmissione degli ordini e dell’organizzazione delle guardie.
- Autore: Anthony Riches
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Newton Compton
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: L’Impero. Il sangue della legione
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