Inverno a Sokcho (FT - FinisTerrae, 2021, trad. Giovanna Albonico) è un romanzo breve del 2016, opera prima della scrittrice franco-coreana Élisa Shua Dusapin. Trasferitasi in tenera età prima in Francia e poi in Svizzera, l’autrice ha scoperto le sue radici coreane solo in età adolescenziale; il suo primo viaggio in Corea del Sud risale a quando aveva tredici anni e, per sua stessa ammissione, è stato una sorta di choc identitario. Fino ad allora ciò che la legava al Paese del calmo mattino passava soltanto attraverso il cibo che le cucinava la madre, la lingua in cui le parlava o le festività che le insegnava a festeggiare. Qualche anno dopo la presa di coscienza delle sue origini, la consapevolezza di appartenere a due culture così diverse e distanti l’ha portata a scrivere il suo primo romanzo.
In Inverno a Sokcho, Dusapin crea con una sorta di specchio invertito di se stessa: la protagonista della storia, di cui non conosciamo il nome, è una giovane donna franco-coreana che non ha mai conosciuto il padre francese (sparito nel nulla dopo aver sedotto la madre), vive in Corea Del Sud e non ha mai messo piede in Europa. Una volta terminata l’università a Seoul, il ritorno a Sokcho, cittadina balneare situata nella provincia sudcoreana del Gangwon, sembra per lei inevitabile. Alla città natale la lega soprattutto il dovere filiale e l’altra metà delle sue origini: lì vive ancora la madre, una figura ingombrante, dalla quale si sente costantemente osservata e giudicata. Proprio per mantenere le distanze da lei, nel tentativo di ritagliarsi uno spazio di sopravvivenza in cui poter essere se stessa senza venire schiacciata dalle aspettative e dalle pressioni della donna, la protagonista sceglie di vivere in una camera dell’albergo in cui lavora, piuttosto che nella casa di famiglia; per lo stesso motivo all’università ha scelto di studiare una lingua che la madre non potrà mai comprendere, il francese. Ma il francese è anche la lingua del padre che non ha mai conosciuto, la lingua che la lega un Paese lontano, di cui impara a conoscere e apprezzare artisti e scrittori, come Monet e Maupassant.
La condizione di questa giovane donna alla ricerca della propria identità, scissa tra due nature diverse, si riflette anche nel posto in cui vive: Sokcho è una cittadina animata e vivace in estate, ma solitaria e desolata durante i lunghi inverni. Un luogo che vive di attese:
Sokcho non faceva altro che aspettare. I turisti, i battelli, gli uomini, il ritorno della primavera.
Il tempo dell’attesa però non è solo quello scandito dalle stagioni, ma anche quello della storia. Sokcho si trova infatti a pochi chilometri dalla Zona Demilitarizzata, una striscia di terra lunga 250 chilometri, una zona cuscinetto che segna il confine tra Corea Del Sud e Corea del Nord. L’attesa che si percepisce è quella della fine di una guerra che separa due paesi che erano un’unica nazione e che non hanno potuto decidere del loro destino.
Le vostre spiagge, la guerra l’hanno vista, ne portano le tracce, ma la vita continua. Le spiagge di qui invece aspettano la fine di una guerra che dura da talmente tanto tempo che si finisce per credere che non ci sia più, si costruiscono degli alberghi, si mettono delle ghirlande ma è tutto falso, è come una corda tesa tra due scogliere su cui camminiamo come dei funamboli senza sapere quando cederà, viviamo in un mondo di mezzo, e quest’inverno che non finisce.
In quest’inverno che cristallizza tutto, la protagonista appare a disagio nel suo stesso corpo, plasmata dallo sguardo altrui (della madre, del fidanzato, della zia), ma in realtà sempre in contrasto con l’idea che gli altri hanno di lei. A scardinare questi fragili equilibri è l’arrivo di un illustratore francese, Kerrand, che ha scelto di ambientare la sua prossima opera proprio a Sokcho.
L’uomo è silenzioso e sfuggente, inizialmente sembra indifferente alla protagonista, che invece ne rimane immediatamente attratta, forse anche per quella sua origine francese che fa risuonare una parte della sua identità a cui non sa dare forma e voce. Affascinata dal suo sguardo e dalle donne ideali e senza volto che animano le pagine dei suoi volumi, la protagonista si avvicina a Kerrand e allo stesso tempo fugge da lui, impaurita dall’idea di non essere all’altezza delle sue aspettative. In realtà, nonostante la loro breve frequentazione, quell’uomo così distante ed enigmatico si rivelerà capace di vederla più chiaramente di chi la conosce da anni, più di quanto lei non sia stata finora in grado di vedere se stessa.
- Autore: Élisa Shua Dusapin
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2021
- ISBN: 9788869040153
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Inverno a Sokcho
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