Helga Schneider aveva sette anni quando incontrò il fuhrer con altri bambini tedeschi a Berlino, nel dicembre 1944. Una visita organizzata dalla propaganda (era nipote di una segretaria del potente Goebbels), che le lasciò l’impressione di un uomo provato, ancora magnetico, ma segnato dalle conseguenze dell’attentato del luglio precedente. Vive a Bologna dal 1963 e scrive in italiano, anche il più recente dei suoi testi, Hitler. Mai prima di mezzogiorno, a metà tra la narrativa e il saggio storico, pubblicato da Oligo Editore nella collana Narratori (Mantova, prima edizione gennaio 2025, prima ristampa febbraio 2025, 176 pagine).
Frau Helga è nata nel 1937 in Slesia - territorio tedesco assegnato alla Polonia dopo la Seconda Guerra mondiale - ma vive in Italia. Durante la guerra, con il padre al fronte, la mamma l’abbandonò ad altri familiari, per andare a fare la guardiana SS ad Auschwitz. Ha pubblicato con diversi editori, in particolare Il rogo di Berlino (1995), vincitore del Premio Rapallo Carige. Nel 2019 ha meritato il Premio Renato Benedetto Fabrizi dell’ANPI, per avere proposto ai cittadini del mondo e alle nuove generazioni la propria vicenda e quella della propria gente, nel momento più buio della storia e dell’umanità.
Una testimone privilegiata la piccola Helga. Abitava in un quartiere della capitale tedesca non distante dal grande bunker sotto la Cancelleria, in cui Hitler trascorse i quattro mesi finali del conflitto. A febbraio e marzo del 1945, gli attacchi aerei si ripetevano giorno e notte, i berlinesi vivevano quasi stabilmente nei rifugi. Con il fratello, la matrigna Ursula, il nonno acquisito e ciò che restava di una comunità di affittuari, riparava in una cantina nel distretto Steglitz, terrorizzata dai bombardamenti, affamata, sporca, con gli occhi infiammati dal fumo delle candele di paraffina. Scrive che il fuhrer vegetava intanto nel funereo mausoleo ancora fornito di energia elettrica, farmaci, bevande e riserve alimentari. Era curato con zelo dal medico personale, dormiva in una stanza abbellita da dipinti preziosi e imprecava contro il popolo tedesco, che non aveva compreso il suo genio e la sua sacra missione. Fino all’ultimo, avrebbe continuato a sognare armi segrete capaci di rovesciare la guerra a favore della Germania.
Tirava avanti ostinatamente, avvizzito e incerto sulle gambe, drogato e ingobbíto, prolungando la guerra con l’unico scopo di rimandare il giorno della resa. Adolf Hitler, un dittatore con una montagna di colpe sulla coscienza, si sarebbe infine sottratto alle sue responsabilità, semplicemente togliendosi la vita.
Nelle due parti più appendice in cui è articolato il volume, la scrittrice tedesca naturalizzata italiana scorre avanti e indietro la storia del capo del nazismo e prima la vita del giovane austriaco. Tanti gli spunti da cogliere e di cui si potrebbe accennare: Adolf Hitler nacque il 28 aprile 1989 a Braunau sull’Inn, in Austria. La madre Clara era giovane, ventitré anni meno del padre, un “tiranno” con cui “Adi” si scontrava, in disaccordo sullo studio e sul futuro lavorativo. Alois Hitler morì nel 1903, Adolf andò a vivere sette anni a Vienna, anche in un dormitorio, disegnando cartoline e schizzi che gli amici vendevano. Si trasferì poi a Monaco, vivendo di una somma ereditaria, che aveva potuto incassare solo una volta compiuti i 24 anni d’età.
Appena scoppiata la Grande Guerra, si arruolò il 16 agosto volontario in fanteria, nell’esercito bavarese. Reduce trentacinquenne, il 7 aprile 1925 fece domanda di rinuncia all’odiata cittadinanza austriaca. Gli costò una tassa di sette scellini e mezzo. Nel 1932 ottenne la nazionalità tedesca, un anno prima di ascendere al Cancellierato.
Si rintanò nel bunker berlinese della Cancelleria nel gennaio 1945, dopo la sconfitta nelle Ardenne. Verificava l’efficienza del centralino, dell’impianto di radiotelefonia e telescrivente, discuteva con la dietista i menu vegetariani, accudiva la cagna Blondi. Dettava qualcosa alle segretarie, teneva riunioni sulla situazione bellica e telefonava ad Eva Braun, ancora al Berghof di Berchtesgaden, la residenza alpina in Baviera. Non sembrava rendersi conto che il Terzo Reich aveva i giorni contati: ormai, il potenziale militare e industriale del Paese era compromesso, l’offensiva invernale dell’Armata Rossa era costata alle truppe tedesche mezzo milione di uomini tra soldati e ufficiali. La guerra infuriava sul territorio tedesco, costringendo a rinunciare ad oltre trecento fabbriche di produzione bellica, cadute in mano nemica.
Il sistema economico della Germania, fondato sul saccheggio e lo sfruttamento dei paesi annessi, stava diventando insostenibile, si profilava la catastrofe.
L’incapacità patologica di Hitler di comprendere la realtà era evidente anche a chi lo accostava. Helga Schneider racconta dell’architetto Albert Speer, ex fedelissimo, intenzionato a eliminarlo con un potente gas, attraverso lo sfiatatoio dell’impianto di aerazione, nel giardino della Cancelleria (sarebbe stata la nemesi dell’Olocausto). Voleva evitare alla Germania di precipitare in un abisso ancora più devastante. Hitler però aveva ordinato di costruire attorno allo sfiatatoio un solido camino protettivo. Il piano era diventato inattuabile.
La situazione della guerra era catastrofica, come lo stato di salute del fuhrer. Si stava verificando un rapido decadimento fisico. Si muoveva con le spalle ancora più incassate, ingobbito. L’andatura era incerta e vacillante, il viso emaciato e il tremore della mano sinistra accentuato. Dormiva fino alla mattinata inoltrata. La verità restava nascosta alla popolazione, come sempre, grazie al ministro della Propaganda Joseph Goebbels che fin dall’inizio aveva orchestrato il culto del capo
dipingendolo a volte come un ardito guerriero, altre come un padre protettivo verso il suo popolo: un messia mandato dalla divina provvidenza a riscattare il destino della Germania.
L’ultimo Hitler era ben diverso dal personaggio forte, vigoroso e dalla salute di ferro immaginato dal popolo tedesco.
- Autore: Helga Schneider
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Hitler. Mai prima di mezzogiorno
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