Chi era davvero Eva Braun? Che rapporto c’era con Adolf Hitler? Tanto è stato scritto su di lei, sul Führer e sul Nazismo, ma nel suo Eva. Un divano per l’eternità, in uscita oggi 23 gennaio per Oligo Editore, Helga Schneider dona ai lettori un ritratto emotivo e piscologico dettagliato della Braun, del suo modo di agire, ma anche di pensare.
Ad aprire la narrazione c’è una lettera ai lettori scritta dalla Schneider, nella quale ci narra quanto la Seconda Guerra Mondiale pesò sulla sua vita. Lei era bambina, ma la madre - una delirante seguace dell’ideologia incentrata sulla purezza della razza predicata dal Führer - lasciò la famiglia per arruolarsi nelle SS, abbandonando la piccola Helga, che aveva quattro anni, e suo fratello. I due erano oltretutto già sforniti del padre, spedito in guerra nella Wehrmacht. Finita la guerra, il padre della scrittrice si risposò con Ursula, che aveva una sorella - Hilde -, la quale lavorò come segretaria del ministro della Propaganda Joseph Goebbels. Hilde ebbe quindi modo di vedere Eva Braun da vicino durante una vacanza al Berghof, la residenza sulle Alpi di Hitler.
Il testo mostra una Eva Braun giovanissima (17 anni) al lavoro in uno studio fotografico per essere indipendente dal padre insegnante e dalla famiglia dove ci sono anche le sorelle Gretl (che poi diventerà la moglie di un generale tedesco delle Waffen-SS) e Ilse. Nel grande palazzo di Monaco dove Eva incontra Hitler, c’è un divano rosso sangue testimone muto dei tanti fatti avvenuti tra quelle pareti, ed è lì che arriva tra i tanti clienti un individuo con una calma disarmante nei modi di dire e fare. Eva all’inizio non capisce chi sia; nel momento in cui comprende chi ha davanti, in lei - o meglio in loro - scatterà un qualcosa che li porterà a stare più o meno vicini dalla fine degli anni Venti fino al 30 aprile del 1945.
Quello che emerge dal libro è l’immagine di una Eva ben consapevole delle sue scelte, che decide, insiste e persiste nello stare accanto a un uomo che non si capisce se la ama davvero, e anche quando la Braun nota le estreme esagerazioni e i brutali provvedimenti messi in atto dal suo lui e dal suo regime, resta. La donna ne rimane inorridita, spaventata, ma poi non riesce a staccarsene, a prendere le distanze dall’assurdo fare del mondo nazista, nel quale è volontariamente finita innamorandosi del Führer. A dimostrarlo ci sono diversi episodi, tra i quali quello in cui Eva obbliga il padre a fare la tessera del partito per ottenere la nomina a direttore della scuola dove lavora, e che non gli potevano conferire proprio perché la tessera lui non l’aveva e nemmeno la voleva. Eva non accetta scuse, e anche se il padre si oppone lei lo iscrive ugualmente al partito. Un agire e un fare che Eva sembra prendere direttamente da Hitler, che aveva il controllo assoluto sugli uomini e le donne che lo seguivano. La guida del Nazismo esercitava sui suoi fidati uomini e donne una coercizione completa anche a livello umano, imponendo le sue decisioni e le sue volontà pure nella vita privata dei suoi adepti (vedi quello che fece con Goebbels e la moglie Magda).
Eva. Un divano per l’eternità di Helga Schneider è un romanzo psicologico che si addentra in quella parte del Nazismo potremmo dire più privata, che ancora non si conosce, qui in particolare nella vita di Eva Braun al fianco del Führer, facendo capire quanto la donna fu travolta e ammaliata dal leader del regime, in una relazione che, più che amore vero, assomiglia a un rapporto tra chi comanda e chi obbedisce. Una relazione dove il piccolo frammento di amore spontaneo e sano, giorno dopo giorno, lascia spazio a un amore malato, tormentato, a tratti anche non chiaramente corrisposto che, come sappiamo, porterà al tragico epilogo.
- Autore: Helga Schneider
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Eva. Un divano per l’eternità
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