Sebbene sia stata composta all’inizio degli anni ’70 del ’900, Niente di grave di Eugenio Montale ha tutta la parvenza di una poesia scritta adesso, tanto è incredibile l’attualità con la quale affronta determinate tematiche. Su tutte, l’impegno e la capacità dei mezzi di informazione di creare paure collettive in grado di scombussolare la società fin dalle fondamenta, contando, come è ovvio, sull’ampia cassa di risonanza di cui godono.
Da allora sono trascorsi più di cinquant’anni ma la questione continua a essere dibattuta: chi può dimenticare il comportamento allarmistico - e certe volte addirittura invasivo - dei vari mass-media, tv in testa, durante il periodo del Covid-19? E cosa penserebbe Montale della televisione di oggi? Tutto il male possibile probabilmente, ma di certo affronterebbe il tema sfoderando lo stesso cinico sarcasmo che usa in Niente di grave, una poesia che anche per questa sua caratteristica si inserisce a pieno titolo nella poetica montaliana dell’ultimo periodo.
Analizziamo il testo e constatiamone l’incredibile corrispondenza con alcune problematiche dei nostri giorni.
“Niente di grave”: testo della poesia
Forse l’estate ha finito di vivere.
Si sono fatte rare anche le cicale.
Sentirne ancora una che scricchia è un tuffo nel sangue.
La crosta del mondo si chiude, com’era prevedibile
se prelude a uno scoppio. Era improbabile
anche l’uomo, si afferma. Per la consolazione
di non so chi, lassù alla lotteria
è stato estratto il numero che non usciva mai.Ma non ci sarà scoppio. Basta il peggio
che è infinito per natura mentre
il meglio dura poco. La sibilla trimurtica
esorcizza la Moira insufflando
vita nei nati-morti. È morto solo
chi pensa alle cicale. Se non se n’è avveduto
il torto è suo.
“Niente di grave”: analisi della poesia
Il contesto storico e la fobia collettiva
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In linea con la poetica di Satura, Niente di grave testimonia pienamente l’intenzione di Montale di dedicarsi a una poesia che, traendo spunto dalla quotidianità, si propone innanzitutto di raccontare la realtà così com’è, senza filtri né finzioni né, meno ancora, edulcorazioni di qualsiasi tipo.
Sembra un ossimoro ma Niente di grave è davvero uno dei componimenti più prosastici non solo della produzione dell’autore ma di tutta la letteratura italiana. Le occasioni di ogni giorno e la cronaca sono il fertile terreno su cui crescono le liriche di Satura, con l’aggiunta però di un grosso e determinante carico di feroce ironia, il fil rouge che unisce le ultime liriche realizzate da Montale.
Un’ampia influenza, inoltre, ha il contesto storico, che vede protagoniste le superpotenze di Stati Uniti e Unione Sovietica rincorrersi cercando di affermare la propria leadership a livello mondiale, una situazione che provoca un vero e proprio terrore generalizzato di un possibile conflitto atomico su larghissima scala. Questa fobia sociale dà malessere agli individui, costretti a vivere in una perenne incertezza e con l’assillo di perdere la propria incolumità a causa di meccanismi politici ai quali non ha accesso e che non può direzionare come vorrebbe.
Il male di vivere e il valore metaforico della fine dell’estate
Niente di grave è una poesia sul male di vivere, e ad esso cerca di dare risposte partendo da un paradosso, ovvero che sono gli uomini stessi a creare i motivi che li fanno soffrire. Siamo noi cioè a procacciarci l’infelicità.
L’intero ragionamento nasce dalla constatazione che l’estate sta finendo, come si evince anche dalle pochissime cicale rimaste in vita, e con essa la capacità di vivere serenamente. Si tratta di una certezza, ma in un’epoca in cui tutto è insicuro, il poeta ligure aggiunge un "forse": ogni verità ormai, è diventata una probabilità. Interessante è anche il fatto che Montale non mette l’estate in relazione all’autunno imminente, ma la utilizza come metafora di esistenza gratificante.
Qualsiasi cosa, dice Montale, viene messa in discussione, non c’è più nulla di certo e l’insicurezza che domina su tutto porta via la gioia di vivere. Del resto come si può restare calmi e tranquilli con il terrore che un fungo atomico, un giorno, ci spazzi via? La paura di sparire, di essere annientati, crea ad ogni latitudine un diffuso e comprensibile malessere. Adesso, inoltre, la vita che fino a qualche tempo fa sembrava stare interamente nelle mani di Dio, oggi si ritrova a essere in balia della follia umana, pertanto il suo futuro è tutt’altro che roseo.
La centralità di cui oggi gode l’uomo è stata considerata impossibile per gran parte della storia, afferma Montale, anche perché le diverse religioni riuscivano a tenere le persone al loro posto, evitando che travalicassero certi confini; poi, spiega ancora l’artista ligure con la solita beffarda ironia, "lassù alla lotteria / è stato estratto il numero che non usciva mai" e, quindi, l’uomo si è sostituito al Creatore, diventando il maggiore artefice della propria fortuna e di quella del pianeta.
La logica contro l’incertezza
La seconda parte di Niente di grave (seconda strofa) inizia con un "ma" avversativo che dà continuità all’incertezza espressa in precedenza e inaugura un’altra direzione verso cui il componimento devia, quella di combattere, attraverso l’uso della logica, i mali che creano incertezza.
Montale, dunque, ci dà buoni consigli stimolando al contempo la nostra riflessione. Innanzitutto ci invita a essere pratici: dato per assodato che la natura e la vita sono abbastanza crudeli con il genere umano, vale la pena crearsi altre fobie per peggiorare una situazione già di per sé difficile? Certamente no. Questa la sua ricetta per un’esistenza il più possibile serena: vivere giorno per giorno cercando di trarre il meglio dalla quotidianità, scacciando via inutili paure.
Secondo Montale, inoltre, la religione e il senso del divino non svolgono più la funzione che hanno avuto per secoli, e ad essi si è sostituito un nuovo tipo di religiosità laica e umana, ovvero gli onnipresenti e onnipotenti mass-media, che hanno sì dei pregi ma anche l’enorme difetto di amplificare a dismisura fobie e incertezze, tanto più che il loro modo di fare informazione è martellante.
La loro colpa più grave? La radio e soprattutto la tv, alimentandosi della capacità di realizzare scoop per accalappiare il più alto numero possibile di spettatori, tendono a drammatizzare il presente e il futuro, senza preoccuparsi di creare allarmismo e contribuendo ad alimentare quel senso di continuo malessere connaturato nel genere umano. La pretesa di dover sempre sapere tutto, inoltre, ci nega il piacere della continua scoperta e quindi della conseguente possibilità di beneficiare di una sana ignoranza. Per Montale la vita è bella così com’è e il modo migliore di onorarla è goderla al massimo delle proprie possibilità senza fretta, un po’ per volta e così come viene, giorno dopo giorno.
Infine un ultimo saggio consiglio da parte di un uomo anziano e disincantato che però conserva ancora un filo di speranza nell’avvenire: gli pseudo profeti di catastrofi che credono di potersi sostituire a Dio e coloro che uccidono la bellezza della vita in nome della morte non vanno ascoltati né, ancor meno, assecondati, in quanto sono i principali artefici della nostra infelicità.
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: “Niente di grave”, la sarcastica poesia di Eugenio Montale sull’assurdità della società moderna
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