Visitare la casa di un poeta o di uno scrittore amatissimo è sempre promessa di avventura e insieme azzardo, in quanto esperienza che può intimidire. Peggio se il padrone di casa è niente meno che il conte Giacomo Leopardi. Perché certi luoghi non sono solo spazi fisici, ma spesso custodiscono emozioni, segreti, storie: basti pensare che nell’amatissima biblioteca di Recanati, orgoglio della casata grazie ai 20mila volumi raccolti da Monaldo, genitore del poeta, un recente restauro ha rivelato al mondo l’esistenza di affreschi risalenti al Cinquecento e Seicento. Nascosti da tre strati di intonaco, sono tornati alla luce, tra gli altri, una cacciata dal Paradiso e una rappresentazione della Fortuna Marina. Rappresentano bene quella vitalità multiforme che persiste negli spazi recanatesi.
La vita segreta di Casa Leopardi: guida tra le stanze con Francesco Fabretti
Allora meglio entrare a Casa Leopardi accompagnati da qualcuno che la conosce bene. Qualcuno come Francesco Fabretti, che la frequenta
da molti anni in qualità di guida, di operatore turistico, di Cicerone – anche se è un termine ormai in disuso -, talvolta (e dipende molto dal pubblico e dai suoi umori) di Caronte.
Francesco è una di quelle preziose figure che abitano tanti nostri luoghi storici e culturali. Presenze discrete, per lavoro, ma soprattutto per passione, accompagnano i visitatori, condividendo storie, racconti e conoscenze. Ed emozioni.
Della casa conosco la vita segreta e silenziosa che dimora negli angoli, il cigolio del mobilio quando il palazzo riposa di notte, il respiro dei solai e il sussurro dei cardini di porte e finestre al mattino, prima di aprire il museo ai visitatori, in quel tempo bislacco in cui il palazzo esiste solo per i suoi residenti; prima che si popoli degli sconosciuti che vengono a farne un set fotografico da condividere, un punto di una mappa, il termine di un viaggio al termine delle ferie.
E chi meglio di lui, custode di storie e leggende, può raccontare il poeta e le sue stanze. Lo fa in un libro, edito da Laterza nel 2026 e intitolato Una notte a casa Leopardi. Sotto gli auspici della luna tanto cara al residente più illustre del palazzo, apre ai lettori le porte dello spazio e del tempo e propone una visita, dalla biblioteca, al giardino, fino al tetto, nelle ore dopo il tramonto, quando la casa ritorna padrona di se stessa. Aneddoti, personaggi, curiosità restituiscono il Leopardi uomo che interagisce con i suoi familiari e i tanti visitatori che hanno varcato la soglia della dimora nei secoli.
Architettura e storia di Casa Leopardi a Recanati
Quando la vedi da fuori per la prima volta, Casa Leopardi non te l’aspetteresti in questa maniera: un palazzo di 5000 metri quadrati su quattro piani, facciata in stile neoclassico, pianta trapezoidale; una specie di torta di mattoni a vista che taglia a metà un’ipotesi di parco pubblico dall’ego spropositato – il Colle dell’Infinito.
Ci sono i visitatori che popolano sale e stanze. Seppur abitato dai discendenti della famiglia, l’edificio ha aperto le porte al pubblico dalla seconda metà dell’Ottocento e in esso convivono così la residenza privata con l’aspetto museale.
Studenti, comitive, coppie, sposini, amanti in fuitine extraterritoriali, famiglie, seminaristi, suore, ragazzi in interrail, anziani in gita; tutti – prima o poi – passeranno di qui per un’esplorazione dell’immaginario leopardiano.
Perché Giacomo Leopardi parla a tutti, in una sensibilità che possiede la cifra dell’universale.
Tra aneddoti e curiosità: cosa vedere nella dimora del poeta
Tanta varietà di visitatori porta, necessariamente, a fraintendimenti o disagi. E l’autore di questa singolare guida delle emozioni è pronto a cogliere l’ironia delle situazioni con lo spirito arguto che contraddistingue chi ha a che fare con un vasto pubblico ogni giorno: una circostanza, spiega, che richiede“ più pazienza che perizia”. E che strapperebbe un sorriso complice anche al più noto padrone di casa.
Così riporta aneddoti:
Di pochi mesi fa è la colorita telefonata di una visitatrice imbestialita perché, pur avendo prenotato ed essendo arrivata in anticipo, era stata chiusa fuori. La poverina sbraitava al telefono mentre prendeva a calci il portone del locale comando di polizia municipale - situato in piazza Giacomo Leopardi, al centro del centro, sotto al loggiato comunale, al centro della piazza ornato dal monumento al Poeta realizzato dallo scultore Panichi - rimasto incompiuto, quale subdola ironia -, convinta che fosse quello il palazzo, nonostante un potente smartphone di ultima generazione.
Ma, oltre al sorriso, c’è forte l’affetto per un luogo che possiede una dimensione capace di travalicare il reale. L’estensione emotiva del palazzo supera le comuni altezza, larghezza e profondità di solito associate alla comprensione degli ambienti. Così la casa ricorda a tutti una semplice verità, più valida in tempi tecnologici come quelli contemporanei:
Siamo le parole che leggiamo, la musica che ci riempie, la serie di fonemi che – prescindendo dalla forma e dai concetti che tenderanno ad esprimere – cantiamo nel divenire di questa realta e delle sue propaggini eventuali.
E allora, che siamo vacanzieri alla ricerca di una storia instagrammabile o lettori in pellegrinaggio alla dimora del vate, bisogna cercare di Francesco Fabretti e affidarsi alla sua salvifica memoria:
A occhi aperti e chiusi contemporaneamente, passo di stanza in stanza e apro stipi, porte segrete, scendo scale, supero anditi, circumnavigo armadi a muro, passo ampi saloni, oltrepasso disimpegni, pattino corridoi e pettino tende. Li salvo tutti quei romanzi che sono stati vite, rammentandoli tutti.
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: “Una notte a casa Leopardi”: il libro di Francesco Fabretti sulle emozioni di casa Leopardi
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