Nel XVIII secolo, che segna il trionfo del melodramma come genere artistico, Pietro Metastasio, nato Trapassi, occupa un posto di primo piano sia in Italia che in Europa. A lui si deve, infatti, un sostanziale e felice rinnovamento di questa forma teatrale, alla quale conferisce un perfetto equilibrio tra poesia e musica.
Autore di opere divenute iconiche, il romano ha avuto, fra l’altro, l’onore di ricoprire il ruolo di poeta di corte a Vienna, raccogliendo consensi unanimi di critica e di pubblico.
Scopriamo la vita e i capolavori che hanno reso immortale Pietro Metastasio.
Pietro Metastasio: la vita
Pietro Trapassi nasce a Roma da umile famiglia (il padre è un bottegaio) il 3 Gennaio 1698. Appassionato di letteratura fin da piccolo, comincia presto a comporre poesie, spinto in tal senso anche dal nobiluomo Gian Vincenzo Gravina, che lo accoglie in casa e lo pone sotto la propria ala protettiva. Ed è lo stesso Gravina a suggerire al giovane lo pseudonimo con cui avrebbe raggiunto la fama universale, il grecizzante Metastasio.
Fino alla morte del suo tutore, avvenuta nel 1718, il ragazzo, che ha già pubblicato una raccolta di versi e una tragedia (entrambe di argomento mitologico), riceve un’educazione rigidamente classicista, ma adesso sente la necessità di conoscere anche la letteratura più moderna e si interessa, in particolare, a quella barocca e manierista, nonché al poema di Torquato Tasso.
L’artista, ancora acerbo ma promettentissimo, inoltre entra a far parte dell’Accademia dell’Arcadia. Il meritato successo arriva con le poesie ispirate a Marino e Tasso, nonché con la rappresentazione di melodrammi a schema pastorale.
Dal 1720 Metastasio si trova a Napoli, dove fa la conoscenza di Marianna Pignanelli, una nobildonna vicina all’Imperatrice, e della cantante Marianna Benti Bulgarelli, alla quale dedica Didone abbandonata, considerata la sua opera più riuscita. Quest’ultima raccoglie un successo enorme e ad essa fanno seguito altrettanti trionfi.
Ad un certo punto la fama del drammaturgo giunge ben oltre i confini nazionali e nel 1729, per intercessione della Pignanelli, viene chiamato alla corte di Carlo VI a Vienna, dove diventa poeta ufficiale in sostituzione del defunto Apostolo Zeno. Nella capitale austriaca Metastasio muore il 12 Aprile 1782, dopo aver scritto una pagina indelebile del melodramma italiano, che con lui raggiunge vette rimaste ineguagliate.
Recensione del libro
Poesie
di Metastasio
Il melodramma: la storia di un genere prima di Metastasio
A Napoli Metastasio trova l’ambiente ideale per affinare, far conoscere e apprezzare le sue doti artistiche, innate e acquisite. La scelta del melodramma non è affatto casuale, bensì dettata dalla congenita e spiccata sensibilità verso la musica, nonché dalla personale e innata abitudine a ricercare esperienze sensoriali che lui stesso definisce “meravigliose” e "fittizie", che crea applicandosi con rigore matematico del metodo cartesiano della distinzione e dell’analisi con cui si è formato e al quale ha convintamente aderito. Il suddetto interesse cartesiano, quindi, non può che condurlo verso il melodramma, una forma teatrale composita che si avvale dell’ausilio di poesia, musica, danza, recitazione e scenografia.
All’inizio del ’700 questa forma di opera lirica vive una fase di cambiamento epocale: nata per il divertimento delle corti, con la nascita dei teatri a pagamento essa diventa un genere di consumo, diffondendosi a classi sociali diverse dall’aristocrazia. Il nuovo pubblico mostra di apprezzare le invenzioni scenografiche, i costumi sontuosi e i virtuosismi delle cantanti e dei castrati più delle raffinatezze letterarie del testo scritto; pertanto il libretto, pur necessario, diventa del tutto secondario allo spettacolo. Il librettista, di conseguenza, non gode più dell’originaria autorità nell’ambito degli addetti ai lavori.
Metastasio comprende i tempi e il mutato gusto della gente, pertanto non ripete gli errori commessi da Apostolo Zeno, impegnato in una vera e propria crociata contro il melodramma "di consumo" e autore di opere sì di gran pregio, ma che non erano mai riuscite a trovare sbocchi fuori dalla ristretta cerchia della corte viennese. Dal suo predecessore il compositore romano riprende la distinzione fra ariette cantate e recitativi in endecasillabi, ma li rende funzionali alla rappresentazione vera e propria. La tensione emotiva suscitata dall’azione, che si accumula gradualmente nei recitativi, si scioglie in coincidenza con il finale della scena (arietta d’uscita) che prelude alla ripresa, nel recitativo seguente, di una narrazione meno tesa e più razionale.
Allo stesso modo, Metastasio si orienta verso temi più vicini al gusto e alle aspettative di una platea letterariamente educata ma anche borghese, oltre che nobile. Ne è già un esempio la sua opera più conosciuta, la Didone abbandonata, dove il carattere sentimentale è preponderante; l’eterna vicenda dell’amore fa sempre presa, soprattutto fra le dame e le signore. Altrettanto studiato è l’effetto psicologico che si desidera ottenere nello spettatore: di commozione nelle ariette, di riflessione nei recitativi. In tal modo, il libretto torna ad assumere la funzione portante che aveva transitoriamente perduto, secondo la formula di enorme successo che fa del Metastasio il maggiore esponente del melodramma della sua epoca.
La riforma del melodramma di Metastasio: gli aspetti salienti
Successivamente il romano sviluppa e perfeziona lo schema costruttivo già posto in essere nella Didone abbandonata. Se dovessimo definire e condensare la sua vasta produzione in una sola parola, la più calzante sarebbe senza dubbio equilibrio.
Il melodramma metastasiano, infatti, si caratterizza per la perfetta proporzione fra gli elementi emotivi e quelli razionali della narrazione, tra lo sviluppo dell’azione e la diffusione del sentimento, fra le parti recitate e la musica. Tutto ruota intorno alla parola del poeta, che organizzata in base a tempi e ritmi regolari e prevedibili, si presta ad accompagnarsi a battute musicali che saranno successivamente composte da un musicista, di solito al di fuori del controllo dell’autore, che ritrovandosi fra le mani uno scritto organizzato in modo da combinarsi perfettamente con la musica sarà facilitato nel compito di adattarsi ad esso. Così il poeta assume il pieno controllo della situazione, tanto che lo stesso Metastasio si definisce un “musico quanto basta ad essere poeta”.
L’intera produzione teatrale del drammaturgo si fonda sulla contrapposizione, che tuttavia è anche interdipendenza e alternanza, tra elementi razionali e irrazionali del testo, fra loro strettamente intrecciati attraverso anafore, opposizioni, parallelismi e chiasmi.
Grazie a tale originalissima e quasi rivoluzionaria formulazione, il melodramma di Metastasio riesce a soddisfare pienamente le esigenze di gusto della società della prima metà del XVIII secolo e, in prima istanza, la necessità che essa sente di contemperare emozione e razionalità, varietà e continuità, sentimento e decoro.
Il melodramma d’intrigo o di situazione e il melodramma eroico
Per quanto concerne l’aspetto tematico, la critica distingue il melodramma di Metastasio in "d’intrigo o di situazione", come si riscontra in L’Olimpiade, ed "eroico", come è l’ Attilio Regolo.
Nella prima tipologia i personaggi sono dilaniati dal dolore che deriva dal conflitto fra dovere e passione, secondo lo schema tragico ideato ed elevato ai massimi livelli dai francesi Corneille e Racine nel ’600; tuttavia l’azione non evolve in un epilogo drammatico secondo il modello classico.
I protagonisti delle storie appaiono come "paradigmi" immutabili di intricate situazioni sentimentali. Nella specifica e scientifica rappresentazione del trattato cartesiano Delle passioni, in pratica, si inseriscono personalità standard come il servo fedele, l’innamorato intraprendente e il monarca saggio. Da ogni elemento del dramma promana una razionalità rassicurante, mossa da una tensione continua che costituisce il vero motore della vicenda.
L’ambientazione si svolge in un luogo e in un tempo imprecisati (in L’Olimpiade si tratta della Grecia, ma privata di qualsiasi riferimento preciso o caratteristica distintiva), l’intreccio inestricabile si nutre di componenti antitetiche (come gioia e dolore) e la psicologia dei personaggi è dominante.
Il melodramma eroico, di cui l’Attilio Regolo è un fulgido esempio, ha per tema centrale, per l’appunto, la grandezza eroica e, attraverso di essa, l’affermazione decisa dei principi morali che devono muovere la politica, secondo il pensiero espresso dai grandi filosofi d’Oltralpe come Rousseau e Montesquieu.
L’eroe è posto in primo piano nella vicenda, mentre gli altri personaggi, sempre presentati in gruppi simmetrici, si organizzano in base a quanto sono prossimi alla virtù del protagonista: più essi sono vicini alla grandezza dell’eroe, maggiore spazio trovano sulla scena.
L’encomio dell’eroe, infine, sostituisce gran parte dell’effusione sentimentale che invece pervade il melodramma d’intrigo.
Lingua e stile nell’opera di Metastasio
La caratteristica principale della complessa e articolata arte metastasiana consiste nella perfetta rispondenza tra la forma in cui viene organizzata la narrazione e quella con cui si costruiscono i singoli elementi dell’opera.
L’autore può vantare un’eccellente padronanza degli strumenti tecnici e degli effetti che ad essi si collegano e, in particolare, un uso costante e sapiente delle figure retoriche più adatte. Le più ricorrenti sono l’ossimoro, il parallelismo, il chiasmo e l’anafora, che all’interno del discorso non di rado coesistono intrecciandosi le une alle altre.
Per il raffinato ed esperto Metastasio, la lingua è essenziale per perseguire e raggiungere la semplicità e la chiarezza ("evidenza" per Cartesio) alle quali non smette mai di ambire. Il lessico è pertanto accurato, attentamente selezionato e tratto da quella rinomata tradizione letteraria nella quale la riflessione sulla condizione umana occupa uno spazio e una eco di gran lunga più vasti degli aspetti puramente formali, come Petrarca e Ariosto.
Anche l’utilizzo delle parole si costituisce intorno all’equilibrio: Metastasio preferisce i termini più comuni a quelli aulici, cercando di bilanciarli senza mai essere troppo "alto" o troppo "basso". Nessun eccesso né estremismi, piuttosto una zona "media" sia per quanto riguarda il linguaggio che per ciò che concerne la realtà che racconta, una scelta di armonia che rende eterna la sua opera.
Metastasio: le opere principali
Della maestosa produzione teatrale di Metastasio, di seguito analizziamo i connotati essenziali dei melodrammi più noti e significativi.
- Didone abbandonata è la prima e più famosa rappresentazione teatrale di Metastasio. La prima a Napoli con musiche di Domenico Sarro nel Carnevale del 1724 ottiene un successo strepitoso. All’interno di una scenografia esotica e sfarzosa, si consuma l’amore infelice fra l’eroe troiano Enea e la regina di Cartagine Didone, che alla fine, perduto per sempre l’uomo di cui è innamorata, si uccide gettandosi tra le fiamme che stanno consumando la reggia e l’intera città nordafricana.
- Artaserse, composto durante il soggiorno romano del 1726, è uno dei libretti d’opera più fortunati di tutta la produzione metastasiana. In tre atti, la prima si tiene al Teatro delle Dame in Roma nel 1730 e l’autore delle musiche è Leonardo Vinci. Annovera più di novanta traduzioni al mondo nel corso dei secoli.
- Catone in Utica, di soggetto classico, viene rappresentato per la prima volta a Roma nel Carnevale del 1728 con musiche di Leonardo Vinci. Ne esistono due versioni ma in entrambe il protagonista alla fine muore, evenienza rara in Metastasio. Si svolge in tre atti.
- Semiramide riconosciuta, in tre atti, viene inscenata per la prima volta nel 1729 con musiche ancora una volta di Leonardo Vinci. Al centro della trama le vicissitudini della regina babilonese Semiramide per vedere riconosciuto, alla fine, il proprio diritto a sedere sul trono.
- L’Olimpiade è un dramma teatrale del 1733 liberamente tratto da un episodio della vita di Clistene, tiranno di Sicione, narrata da Erodoto e Pausania, oltre che da passi delle Mythologiae dell’umanista Natale Conti, dell’Aminta e del Torrismondo di Tasso, del Pastor Fido di Guarini e, infine, de Gli inganni felici di Apostolo Zeno. La prima si tiene a Vienna con musiche di Antonio Caldara. In tre atti, è considerata fra le opere più riuscite del drammaturgo romano.
- Attilio Regolo è un libretto d’opera realizzato da Metastasio fra il 1738 e il 1740. Il melodramma è del tedesco Johann Adolf Hasse. Commissionato dall’Imperatrice Elisabetta per onorare Carlo VI, a causa della morte di quest’ultimo va in scena dieci anni dopo la data prevista, precisamente alla corte di Dresda, in Polonia, nel Carnevale del 1750, dove ottiene ottimi riscontri. Di argomento classico, trova la principale fonte di ispirazione nell’omonima tragedia di Jacques Pradon.
- Il re pastore è un melodramma in tre atti del 1751. Fra coloro che lo hanno musicato, anche Wolfang Amadeus Mozart.
Per completezza, riguardo alle altre opere di Metastasio, citiamo:
- Siroe re di Persia (1724);
- Ezio (1728);
- Demetrio (1731);
- Adriano in Siria (1732);
- Issipile (1732);
- Demofoonte (1733);
- Ciro riconosciuto (1736);
- Ipermestra (1744);
- Il trionfo di Clelia (1762);
- Romolo ed Ersilia (1765);
- Il Ruggiero o vero L’eroica gratitudine (1771).
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Pietro Metastasio: vita e opere del riformatore del melodramma
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