Portrait d’Antoine-Laurent Lavoisier et de sa femme - Metropolitan Museum of Art
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma è una frase che un po’ tutti hanno ascoltato almeno una volta nella propria vita.
Mescolando in sé radici filosofiche e scientifiche, la celebre espressione è giunta fino a noi per la sua incontestabile veridicità sul piano scientifico, ma anche per il senso poetico che l’accompagna. Vediamo allora nel dettaglio la sua origine e chi l’ha detto per primo.
“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”: origine
Il pensiero che nulla di ciò che esista sulla Terra possa completamente scomparire dopo aver cessato di esistere nella sua forma originaria nasce con la filosofia. Pensatori come Anassagora ed Empedocle nel V secolo a.C. e Lucrezio nel I secolo a.C. avevano già teorizzato questa idea, sebbene nessuno sia il padre della celebre frase "Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma".
Nello specifico, Anassagora ed Empedocle teorizzarono che nulla può essere creato né distrutto, ma che ciò che già è si compone e si separa da altre cose già esistenti, pensando così alla possibilità che nuove combinazioni potessero semplicemente dare vita a nuove forme che tuttavia non nascono dal nulla né sono destinate a scomparire.
Lucrezio, invece, nel suo De rerum natura riprese il pensiero di un altro filosofo del tempo, Epicuro, sintetizzandolo con la celebre espressione "De nihilo nihil", ovvero "dal nulla, niente".
"Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma": chi l’ha detto
Fu tuttavia merito del chimico e biologo francese Antoine-Laurent de Lavoisier, considerato il padre della chimica moderna, trasformare questa interessante intuizione filosofica in una legge scientifica dimostrabile.
Lo studioso, vissuto nella seconda parte del XVIII secolo, formulò nel 1789 la legge di conservazione della massa nel suo Trattato elementare di chimica. Gli esperimenti prevedevano la misurazione del peso di sostanze prima e dopo essere state sottoposte a reazioni chimiche in sistemi chiusi. La conclusione fu che la quantità della materia rimane inalterata ed ecco allora la sua celebre frase:
Rien ne se crée, rien ne se perd, tout se transforme.
(Nulla si crea, niente si distrugge, tutto si trasforma).
L’evoluzione del pensiero di Lavoisier con Einstein
Agli inizi del ‘900 lo scienziato Albert Einstein unì due concetti che per la fisica classica erano sempre stati separati: la conservazione della massa, teorizzata da Lavoisier, e la conservazione dell’energia, ad opera di Joule, Mayer e Helmholtz. Einstein fu infatti in grado di dimostrare che i due principi erano semplicemente due facce della stessa medaglia e al tempo stesso confutò, sebbene solo in parte, quanto teorizzato da Lavoisier. In processi che sprigionano una grande quantità di energia (come la fissione o la fusione nucleare), in realtà una piccola parte della massa viene effettivamente persa. Ma la parte di massa apparentemente scomparsa, definita tecnicamente difetto di massa, non è andata distrutta: si è convertita in energia radiale o termica.
Il motivo di questa nuova scoperta di Einstein è presto detto: al tempo di Lavoisier, circa 120 anni prima, nessuna bilancia avrebbe potuto rilevare una differenza di massa così infinitesimamente piccola, considerando anche le reazioni chimiche studiate dal chimico francese che riguardavano solo la combustione del legno o la ruggine del ferro.
In questo modo, con le nuove scoperte fisiche di Albert Einstein, la massima di Antoine-Laurent de Lavoisier diviene, se possibile, ancora più potente e incisiva: la stessa materia può trasformarsi addirittura in energia e la sua scomparsa è solo apparente.
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”: origine e chi l’ha detto
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