immagine sul sito del Met museum https://www.metmuseum.org/art/collection/search/339130
Il 2026 riserva una sorpresa speciale per tutti gli amanti degli anniversari letterari, o giù di lì. Ricorrono infatti i 530 anni di una festa memorabile.
A renderla tale non è tanto il libro connesso all’evento (la Comedia de Danae di Baldassarre Taccone), quanto l’ambientazione nella Milano del Quattocento e il fatto che si tratti di una delle prime rappresentazioni teatrali note. Oltre, naturalmente, ai nomi dei coinvolti. Tra il pubblico c’è il meglio della nobiltà di un’Italia in pieno fermento, compreso Ludovico il Moro. A studiare la scenografia dello spettacolo è niente meno che Leonardo da Vinci.
Leonardo da Vinci scenografo e costumista
Lo sappiamo perché esiste uno schizzo dell’allestimento di suo pugno. Sta sul verso di un foglio conservato al Metropolitan Museum of Art di New York. Se davanti c’è l’allegoria del ramarro, uno schizzo leonardesco, l’altro lato definisce elementi scenici e personaggi della Danae, interpreti e posizioni sul palco.
Niente sembra lasciato al caso dal genio leonardesco. La rappresentazione avviene il 31 gennaio 1464 nel palazzo di Giovan Francesco Sanseverino, conte di Caiazzo, in onore di Ludovico il Moro, signore della città. Ci offre un assaggio delle celebri feste organizzate da Leonardo in veste di scenografo, costumista e abilissimo stratega di giochi meccanici. Sappiamo che analogo impegno gli viene richiesto durante gli anni milanesi con Ludovico il Moro e in Francia presso Francesco I.
Le più celebri rappresentazioni nate sotto la sua direzione sono la Festa del Paradiso nel 1490 e l’Assalto alla Fortezza, messa in scena in Francia nel 1516. Abbiamo testimonianze di incredibili macchine sceniche create per stupire gli ospiti e deliziare le corti. Ma una cosa è immaginare, un’altra vedere i disegni e la progettazione degli eventi.
Il genio meccanico applicato al teatro
La Danae si presta alla meraviglia. Non tanto per il testo in cinque atti che ricalca il mito di Ovidio. Narra le peripezie di Danae figlia del re Acrisio di Argo, corteggiata da Giove e infine trasformata in stella. Di qui nasce tanta fortunata produzione pittorica riguardante la celebre scena della seduzione con il signore dell’Olimpo trasformato in pioggia d’oro.
Il testo di per sé non è memorabile: il manoscritto originale è conservato presso la Biblioteca Nazionale di Roma. Ma segna l’inizio del teatro moderno, seppure limitato alla fruizione ridotta delle corti e degli ambienti nobiliari: fino a quel momento le rappresentazioni sono limitate all’ambito religioso o sacrale. Danae, per dire, è interpretata da un uomo secondo la tradizione del tempo che non vuole donne sul palco.
Leonardo invece introduce la spettacolarità e applica il genio meccanico al teatro. La Comedia lascia spazio all’invenzione: ci sono parecchie discese di dei, Mercurio e Giove, dall’Olimpo. La stessa Danae a fine rappresentazione viene issata in cielo sotto forma di astro sfolgorante. Da Vinci immagina sistemi di sollevamento degli attori e interpreti, e studia piattaforme mobili e posizioni precise per chi è in scena, così da non intralciare meccanismi e operazioni. Tutto deve funzionare al millimetro e nei tempi stabiliti per garantire il successo, in una sorta di effetti speciali ante litteram con tanto di sottofondo musicale.
Una curiosità: l’autore del testo interviene sul palco in prima persona. Baldassarre Taccone, scrittore e attore per diletto, funzionario al servizio di Ludovico il Moro per professione, compare tra l’elenco degli interpreti. Veste i panni del servo Siro, guardiano di Danae e fedele cortigiano del re Acrisio.
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Leonardo da Vinci scenografo: lo schizzo che segna l’inizio del teatro in Italia
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