In La storia di Gilda (2026), terzo romanzo di Elena Pivetti - edito, come i primi due, da BookTribu -, lo scenario è ancora quel mondo ribaltato, da salvare, che avevamo visto in Come la follia nell’occhio di una donnola. E c’è sempre quell’improbabile eroe, appena risorto da un decennio di segregazione autoinflitta, che si è assunto l’onere di salvarlo. L’unico ad averne i mezzi e la determinazione. E l’unico ad avere coscienza del fatto che le cose devono essere rimesse a posto, nonostante il rischio concreto di essere preso per pazzo dopo aver lasciato un messaggio delirante alla madre prima di darsi alla macchia per compiere la sua missione. Ci riuscirà? No spoiler, bisogna leggere il romanzo.
Ma al di là di come la storia si concluderà, tuttavia, fin dalle prime battute ci si accorge di un cambio di prospettiva. Il protagonista non è più l’improbabile supereroe che parte per salvare il mondo, bensì Gilda, sua madre, una donna tutt’altro che improbabile. Una donna come ce ne sono tante nella realtà, quella vera, e non nei mondi alternativi della narrativa fantastica. Una madre coraggiosa impegnata allo spasimo nella ricerca del figlio scomparso mentre, nel contempo, si colpevolizza per aver riscoperto, dopo tanti anni dalla morte del marito, la gioia di sentirsi vicina una persona che ama e dalla quale è riamata, e che la fa sentire donna desiderabile oltre che madre. Un personaggio umanissimo, col quale è impossibile non empatizzare e simpatizzare.
Ecco, sta in gran parte qui – oltre che in molto altro, ovviamente – il bello di questo romanzo: proseguire la storia del primo, quello col mondo da salvare, concentrandosi però su Gilda, i suoi pensieri, le sue speranze, i suoi gemiti d’amore e i suoi pianti accorati quando si lascia andare alla disperazione. Ed è lei, Gilda, la protagonista assoluta del romanzo. E poi la trovata geniale di Elena: dopo aver ribaltato la realtà nel suo primo romanzo, ecco che qua ribalta la prospettiva per il lettore dando al seguito della Donnola una scansione più intimistica ma non per questo meno ritmata e avvincente.
Elena Pivetti scrive bene, con stile e proprietà di linguaggio, e ha ottime idee. Cose che, per una che pubblica storie, costituiscono un’ottima base di partenza. Se poi ci si aggiunge che le sunnominate idee tirano in ballo argomenti di intrinseca complessità, ma anche di grande fascino, come i viaggi nel tempo, la magia, la religione, il multiverso e la fisica quantistica, il trascendente e chi più ne ha più ne metta, allora si capisce come i suoi libri richiedano una certa attenzione da parte del lettore, per evitare di perdere qualche sfumatura importante di una trama che invariabilmente sa appassionare ma anche, cosa ancora più importante, far sì che chi legge si ponga domande e magari trovi anche qualche risposta. Che poi è il bello dei buoni libri: portare il lettore a perdersi nelle pieghe di una storia appassionante ma che lo faccia altresì crescere nell’affrontare tematiche mature e culturalmente stimolanti.
Quest’autrice ha il dono di riuscire a dare respiro epico a una storia partendo da premesse apparentemente “normali”, da personaggi che potrebbero essere ciascuno di noi e che si muovono dapprima nella semplice, banale, stressante e balorda realtà di tutti i giorni fino a farci prendere coscienza all’improvviso, come se nulla fosse, che la realtà in cui ci muoviamo è tutt’altro che semplice e noiosa. Che c’è molto di più, dietro la facciata. Ed è qui che, altrettanto all’improvviso, i normalissimi personaggi di Elena diventano qualcosa di più, diventano quegli eroi involontari di cui il mondo ha bisogno per non fare una brutta fine. Protagonisti di storie che cominciano in maniera semplice e normale per assumere un rilievo cosmico nello spazio di poche pagine, con la naturalezza che solo chi sa scrivere bene è capace di mettere in quelle pagine.
Quindi – per la terza volta - complimenti all’autrice!
- Autore: Elena Pivetti
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: La storia di Gilda
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