Raramente la vita viaggia su una traiettoria lineare: curve improvvise destabilizzano il nostro posto nel mondo, vicoli ciechi ci costringono a trovare il coraggio di aprire un varco per scoprire quanto di noi ancora non conosciamo, o riemergono invece sentieri che pensavamo si fossero persi. È questa la riflessione di fondo che lega le storie di cui si compone Le direzioni imperfette, esordio letterario di Giulia Scianna.
In uscita il 26 settembre, l’antologia, edita da BookTribu e tra i finalisti dell’XI Concorso Letterario Nazionale per Opere inedite indetto dalla casa editrice, si compone di diciotto racconti: diciotto ritratti di momenti di svolta nelle vite di protagoniste e protagonisti, tra dolori da imparare ad addomesticare e nuove strade da prendere e su cui perseverare, per quanto disseminate di ostacoli.
Incontriamo oggi l’autrice per sapere qualcosa di più sul libro.
L’intervista a Giulia Scianna
- Cosa ti ha portato verso la forma del racconto per il tuo esordio letterario?
Qualche anno fa ho deciso di provare a partecipare a un concorso per racconti: l’idea di avere una scadenza da rispettare mi ha aiutato a superare la “paura” della pagina bianca e a provare a far diventare la scrittura un’abitudine quotidiana, qualcosa a cui applicarmi con disciplina. Il secondo posto è arrivato come un fulmine a ciel sereno, in maniera totalmente inaspettata, e mi ha incoraggiata a continuare a scrivere e proporre i miei racconti ad altre competizioni. Mi sono poi accorta che c’erano dei fili conduttori a legare le mie storie e ho allora continuato a esplorarli, con l’idea di realizzare un giorno una raccolta.
- A che tipo di pubblico si rivolge “Le direzioni imperfette”? E cosa si possono aspettare dai tuoi racconti lettori e lettrici?
Le storie del mio libro sono spaccati di vita quotidiana e fotografano dei momenti di cambiamento, di resa dei conti. Scrivo di uomini e donne che affrontano una rivalutazione di sé, delle decisioni difficili, la fatica di continuare a vivere dopo la fine di qualcosa o nonostante l’assenza assordante di qualcuno, o l’imprevedibilità dell’esistenza. È un’opera che spero possa, pur nella particolarità di ogni sua tessera, parlare in maniera universale a chiunque attraversi o abbia attraversato dei conflitti interiori, a chiunque si senta combattuto tra passato e futuro, origini e nuovi lidi, il volto familiare della propria vita e una possibile diversa versione di sé.
- I tuoi personaggi attraversano stagioni della vita diverse e ogni racconto è un microcosmo concluso in se stesso. Ci sono varie correnti comuni, tuttavia, che serpeggiano sotto la superficie della raccolta. Secondo te qual è quella che lega con più forza le tue storie?
Direi la tensione tra diversi poli che ci spingono in direzioni opposte. Il senso di appartenenza che frena la voglia di scoperta; la propensione ad aderire alla versione di noi che gli altri si aspettano in opposizione al bisogno di essere chi davvero desideriamo essere; il passato che con le sue pesanti valigie piene di ricordi rallenta il presente in viaggio verso il futuro. Da una madre che affronta il senso di colpa per non aver protetto il figlio e si ritrova sbattute in faccia le conseguenze di quello sbaglio a donne in cerca di se stesse oltre il ruolo di mogli e madri, passando per chi prova a trovare il modo di colmare il più grande dei vuoti e chi con fatica disegna la mappa della vita a venire, protagonisti e protagoniste sono tutto tranne che creature risolte e complete, ma al contrario si muovono piene di incertezze, fragili, tentennanti, imperfette come le direzioni del titolo.
- Hai attinto molto alla tua esperienza in questo senso? Sei nata e cresciuta in Italia ma da anni vivi in Inghilterra...
Senza dubbio l’aver viaggiato e l’aver scelto di vivere in un altro paese influenza quello che scrivo. Per quanto il luogo in cui approdiamo e che decidiamo di far diventare la nostra nuova casa finisca con il tempo per essere la nostra seconda pelle ancora più dell’angolo di mondo da cui siamo partiti, dentro di noi rimane la sensazione di essere costantemente in bilico, in una zona di confine, mai completa ma forse per questo più stimolante. Ed è uno stato d’animo che ho colto in molte persone che come me si sono allontanate dalle proprie origini.
- Ne “Le direzioni imperfette” emerge una voce ben riconoscibile. Quanto pensi sia importante, soprattutto in una raccolta di racconti, che lo sguardo e lo stile di chi scrive risultino distintivi e facciano da collante alla varietà delle storie?
Da lettrice è quello che cerco in un libro, di qualsiasi genere si tratti. La storia, con i suoi personaggi e il suo arco narrativo, deve conquistarmi e lo stesso deve fare il modo in cui autori e autrici plasmano la lingua, creano immagini, fanno uscire dalle pagine stati d’animo attraverso le parole. La riconoscibilità di una voce letteraria è una componente fondante della magia a distanza che scatta tra chi costruisce universi di inchiostro e carta e chi li legge, facendoli diventare suoi.
- Ti sei ispirata a scrittori o scrittrici di racconti brevi per il tuo libro?
Non mi sono ispirata a nessuno in particolare, ma ci sono delle raccolte di racconti che mi piacciono particolarmente. Mandami a dire di Pino Roveredo, per la profonda empatia con la condizione umana che emerge dalle sue storie e la straordinaria abilità di sposare il terreno al poetico, e Paese d’ottobre di Ray Bradbury, dove il fantastico fa breccia nell’ordinario e la lingua elettrica dello scrittore americano veicola una visione stravagante e tenera al tempo stesso del mondo, colma di immagini che resistono nella mente ben oltre l’ultima pagina.
- Si scrive per un’infinità di motivi: cos’è per te la scrittura e cosa ti spinge a riempire la pagina bianca?
Scrivere è un atto creativo e dare vita a qualcosa, vederlo fiorire piano, prendersene cura aggiungendo, togliendo, modificando, è un procedimento che mi da gioia. C’è poi anche un aspetto liberatorio nella scrittura, che diventa il canale per far uscire quello che altrimenti terremmo chiuso dentro di noi. Attraverso una storia e i suoi personaggi riflettiamo su di noi e sugli altri, diamo voce ai nostri pensieri, ai nostri dubbi, soprattutto, e ci sentiamo meno soli. E in fondo credo che la letteratura, come qualsiasi forma d’arte, risponda anche al bisogno umano di sopravvivere al passare del tempo, al desiderio di lasciare una parte di noi agli altri che perduri nel tempo.
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Intervista a Giulia Scianna, in libreria con la raccolta di racconti “Le direzioni imperfette”
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