Una villa in un piccolo borgo immaginario della Toscana, un giovane americano laureato in archivistica che accetta un lavoro insolito, che viene da un altrettanto insolito telegramma in inglese che richiede al giovane, che verrà poi chiamato Giovedì, di trovarsi a Firenze, e da lì si trasferirà a San Drogo, portando del gin per la Principessa e altri misteriosi dettagli… Il romanzo di Andrew Sean Greer Villa Coco (La nave di Teseo, 2026) è comico, esilarante, a tratti incomprensibile, pieno di nonsense, di fraintendimenti, di doppi sensi linguistici, che vedono l’americano ingenuo e innocente, come la tradizione della letteratura statunitense vede chi dagli Usa si avventura nella vecchia Europa, modello delle eroine dei romanzi di Henry James, capitando in una casa di pazzi.
La baronessa, dall’età indefinibile vicina ai novanta, è colei che ha ingaggiato “Giovedì”, e lo obbliga a lavori e mansioni stravaganti, ben diverse da quelle che lui aveva immaginato. Numerosi i personaggi della casa: la cuoca Nimali; un improvvisato autista detto Gazzella che guida un catorcio di marca Mitsubishi, che in quel luogo folle viene chiamato “MI SUBISCI”; l’amica confidente Estelle, italo algerina che abita nei pressi; e ancora una nobilissima principessa dal nome altisonante, Sassonia Coburgo Gotha, Lisabetta (come la protagonista dell’omonima novella di Boccaccio) detta Pippa, che fa delle incursioni a villa Coco ed è intima della Baronessa. Arriverà anche un caro amico, anziano anch’egli, elegantissimo dandy, e soprattutto Giacomo, il cugino della Baronessa, che presto si innamorerà di Giovedì, dato che ovviamente entrambi sono omosessuali nascosti.
Impossibile seguire il fuoco di file di episodi divertenti, di giochi, scherzi, incomprensioni che fanno della narrazione una vera e propria commedia degli equivoci. Il giovane americano deve imparare l’italiano, perché il suo lavoro di catalogazione di tutti i numerosissimi oggetti, libri, documenti, lettere di cui la villa è piena zeppa richiede la comprensione di quello che ciascuna pagina o tela voglia dire. Lui intanto comincia a mangiare alla toscana, impara a vestirsi con gli abiti smessi dai morti ma adeguati a quello snobissimo contesto dove nobiltà e ricchezza si alternano a disordine, sporcizia, sciatteria. Il rapporto tra la vecchia e autoritaria Baronessa, sempre elegante e stilish pur nella sua evidente decrepitezza, e il giovane gay per il quale lei ha immaginato una storia d’amore con il cugino Giacomo, detto Giacomo-Giacomo, il cui significato dell’espressione idiomatica in italiano sfugge al povero americano, sono la parte più coinvolgente di questo romanzo che definirei scoppiettante, ironico, pieno di gag degne di una commedia di successo. Solo nelle ultime pagine, piene di una grande e inattesa sorpresa, capiremo che il nome di Giovedì (citazione di Venerdì di Robinson Crusoe) è Geoffrey, e dopo la Toscana si raggiungerà Venezia per il gran finale.
Il libro è pieno di riferimenti letterari, a partire dai nomi dei due carlini della Baronessa, Puskin e Gor’kij. Poi incontriamo Graham Greene, Casanova e Goldoni, Manzoni, Allen Ginsberg, Boiardo. I cibi italiani hanno una loro parte nel libro, a partire dalle sfogliatelle napoletane, “frolla o riccia?”, come tutti i luoghi più prestigiosi del nostro paese, con Ravenna e l’arte bizantina, Ferrara e gli Estensi, Comacchio e le anguille, Capri nella sua magnificenza di natura e cultura. Romanzo di fantasia, forse ispirato persone e fatti reali, delizioso, intelligente, coltissimo.
Congratulazioni alla traduttrice Elena Dal Pra: un lavoro difficile dal risultato egregio.
- Autore: Andrew Sean Greer
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: La nave di Teseo
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Villa Coco
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