C’è poco da fare: per i poeti, la natura dozzinale e abitudinaria degli uomini viene sempre vista come un ostacolo per poterci migliorare e cambiare modo di pensare e di dare un contributo nel piccolo mondo che ci circonda, perché paradossalmente più scriviamo delle guerre in atto in punti focali del mondo, più siamo propensi a nasconderci in una vita che non ha più gusto. L’ordito letterario prende le misure a queste poesie e viene fuori il titolo di Senzatitolo (Federico Lotito, QED, 2026).
Non è più un’infelicità fragile, che apre crepe dove nascono fiori di grande bellezza, ma è proprio una condizione di pigrizie, di abitudini, di piccole invidie.
Lotito non dà titoli né spiegazioni, per cui non c’è un minimo di punteggiatura. Ondivaghe, le poesie si soffermano a caso e:
Osserviamo le cicatrici / una due cento mille / non conta se profonde o impercettibili / sappiamo bene quante ne abbiamo / i più fortunati mostrano / le coordinate della loro resistenza / e hanno un rifugio da indicare / a chi come me non si sottrae al dolore / andiamo avanti senza lamenti / resistiamo nella nostra ribellione / qui non c’è nient’altro da fare.
Come chi aspetta che veramente ci sia il rigetto di tanto egocentrismo che tracima da tutte le parti e poi ha trovato una meta "naturale" coi social media, soprattutto Instagram. Lotito crede che sia scomparso il concetto di comunità, a mio avviso, e che siano rimasti dei "circoletti" di persone privilegiate e più di otto miliardi di persone che cercano un grammo di visibilità. Se non resta niente di me in questo passaggio terreno, perché diavolo dovrei sopravvivere, innamorarmi, trovare un lavoro e morire?
Ma Lotito, come i lettori, non può rispondere; sarà la limitatezza del genere umano:
chiede scusa prima di parlare / prima di pensare prima di esistere / perché parli sottovoce / perché mordi le parole / gli chiedono / non voglio sporcare l’aria / spostarmi di lato è meglio / che dare fastidio / risponde / ogni sms è un crimine / ogni bisogno una colpa / e voler contare è solo una pretesa / la solitudine lo abita / come una condanna silenziosa / e il problema non è essere scelto / è essersi già cancellato del tutto.
Tutto in Lotito ha un substrato di esistenzialismo, non proprio elegante - perché, come si è detto, siamo miliardi, siamo troppi - ma autentico, che ha la pretesa e l’urgenza di spiegare la nostra vita in un piccolo mondo antico.
- Autore: Federico Lotito
- Categoria: Poesia
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Senzatitolo
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