Questo diario fatto a cura dei miei ricordi rimarrà testimone dei miei giorni trascorsi nella gloriosa guerra italo austriaca ove tra quelle truppe presi parte anch’io ai fatti d’arme.
L’assenza di punteggiatura è fedele a quanto annotato da un anonimo combattente della provincia di Massa Carrara, nella Grande Guerra. Nel taccuino orizzontale, con i bordi tinti di rosso, quella frase è preceduta soltanto dall’appunto iniziale ripreso nel titolo, «Se dovessi cadere sul campo di battaglia». Diario di guerra di un anonimo fante italiano 1915-1918, del volumetto pubblicato due anni fa da Tralerighe Libri di Lucca, dell’editore Andrea Giannasi (maggio 2023, 114 pagine), a cura di Moreno Pedrinzani, insegnante carrarino esperto di storia dell’immigrazione e didattica ludica. Il notes conteneva anche santini e foto, materiale riprodotto nelle sette pagine di immagini in bianconero in appendice.
Non si conoscono le sorti del diarista ignoto, ma certi particolari fanno supporre che sia sopravvissuto. Infatti, le prime righe del manoscritto sono scritte con inchiostro nero, fino alla data del 12 maggio 1915, e la mano è rilassata, al contrario del resto, a matita e più frettolosamente. Sicchè, la massima parte degli eventi, descritti poco dopo che sono accaduti, sarà stata annotata col lapis nei momenti di pausa, in un angolo dell’accampamento o in ospedale. Il fatto poi che l’incipit faccia riferimento all’esperienza bellica compiuta induce a pensare che sia stato anteposto al diario a guerra finita.
Un’altra considerazione. Il soldato si concede rivelazioni sull’eccesso di rigore e sull’incapacità di certi ufficiali, ma non ci sarebbero mai pervenute se invece che appuntate in un taccuino privato fossero state affidate alla corrispondenza militare ordinaria. Se rilevati su lettere e cartoline, i giudizi critici sarebbero stati cancellati dalla censura con uno spesso strato d’inchiostro e l’estensore mandato davanti alla Corte marziale. Il curatore informa che questo diario anonimo, rinvenuto per cause fortuite, rappresenta “uno spaccato di vita” di uno degli oltre cinque milioni e mezzo di mobilitati dal Regno d’Italia nel 1915-18. Il linguaggio è semplice e tuttavia non privo di profondità emotiva, le giornate sono scandite una dopo l’altra, si percepiscono la noia quotidiana, la naturalezza contadina dei soldati, il costante senso di precarietà, alternato a nostalgia e speranza. Non mancano notizie di rilievo storico e militare, pur dalla prospettiva defilata di un semplice combattente, che dimostra una certa “padronanza” dell’italiano scritto, decisamente superiore alla scolarizzazione precaria dei fanti. Il tasso di analfabetismo faceva segnare il 46% nel 1911 e il 36% nel 1921.
Nella prefazione, con una prosa a sua volta elegante ed efficace, Pedrinzani si sofferma sui vari temi che scaturiscono dalla lettura del diario: l’organizzazione dell’Esercito che tendeva a rendere i soldati un docile strumento plasmabile dai superiori, la massificazione e industrializzazione del conflitto, anche gli atteggiamenti del militare anonimo e il suo impatto con la guerra, i “fatti” affrontati come se fossero “ineluttabili, caratterizzati da una direzione indiscutibile, subiti in maniera frustrante e castrante”.
Richiamato nei primi di maggio del 1915, già reduce dalla guerra di Libia, il fante toscano è incorporato nel XXI fucilieri della Brigata Cremona, di stanza a La Spezia. È la vigilia della dichiarazione di guerra all’Austria-Ungheria e comincia l’addestramento, proseguito per parte dell’estate, con un caldo da morire e qualche lungo scroscio di pioggia, da cui non sempre ci si può riparare. Anche marce stancanti in montagna. Reiterate sulle prime pendici del Grappa, intorno a Bassano, lo spossano e attirano punizioni per l’atteggiamento probabilmente ciondolante: la prostrazione viene scambiata per indolenza. A Cervignano, lungo l’Isonzo, ancora esercitazioni, marce e caldo asfissiante, rivista dei fucili, noia, aerei nemici in volo, qualche cannonata da lontano e la caccia alle lepri come passatempo eccitante. Dal 21 agosto, turno in linea nelle trincee di Monfalcone. La tensione durante il servizio di vedetta è quasi preferibile alla vita noiosa condotta senza scosse: non sanno come passare il tempo libero dai servizi. Piove a dirotto e ammalarsi qui “sono affari seri”. Violentissimo temporale in trincea il 26 settembre, nello stretto fossato l’acqua raggiunge il mezzo metro, creando il panico tra i soldati. La situazione è critica, per fortuna arriva il cambio. Sono avvicendati e arretrati sempre in una trincea, a Villa Carolina, ma lo stesso giorno il nostro fante è comandato di guardia.
In tutto questo, la posta da casa è attesa spasmodicamente, letta e riletta, con le lacrime agli occhi. La vita in prima linea? Cannoneggiamenti reciproci, guardia ai piccoli posti davanti al nemico, con la voglia matta di fare assaggiare la baionetta agli austriaci. Monotone attese tra una comandata e l’altra, sempre meglio però dell’attacco. La dolorosa notizia circola spesso: ci sarà l’offensiva. Non che in linea non si rischi la vita, ma uscire all’assalto delle posizioni avversarie è prossimo a morte certa. 21 ottobre, avanzata generale. Prima gli tocca uscire con altri per fare brillare tubi di gelatina sotto i reticolati austriaci, ma il nemico li scopre. La fucileria rende impossibile agire. “L’impresa è fallita ancora una volta”.
A dicembre, dopo sette mesi, finalmente licenza a casa. Dal maggio 1917, il soldato passa alla Brigata Bisagno, fino al colpo di bombarda che lo sorprende una mattina di luglio, mentre legge fra le lacrime una lettera da casa. Lo scoppio uccide quattro commilitoni e lo ferisce piuttosto seriamente. Viene operato all’ospedaletto di Villa Vicentina, tra terribili sofferenze. Le sue note si chiudono qui.
- Autore: Moreno Pedrinzani
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2023
- ISBN: 9788832872866
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: «Se dovessi cadere sul campo di battaglia». Diario di guerra di un anonimo fante italiano 1915-1918
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