Momento della premiazione di Marcello Fois - Comunicato Stampa Fondazione Campiello
La 64° edizione del Premio Campiello, storico concorso di narrativa promosso dalla Fondazione Il Campiello – Confindustria Veneto, ha celebrato ieri 3 ottobre 2026 la sua serata conclusiva nell’inedita e suggestiva cornice del Palazzo del Cinema del Lido di Venezia. Nel corso della cerimonia è stato annunciato il vincitore: Marcello Fois si è aggiudicato il premio con il libro L’immensa distrazione (Giulio Einaudi Editore), che ha ottenuto 83 voti sui 282 inviati dalla Giuria dei Trecento Lettori Anonimi.
A completare la classifica dei finalisti troviamo Alcide Pierantozzi, arrivato a un soffio dalla vittoria con gli 80 voti de Lo sbilico (Giulio Einaudi Editore). Seguono:
- Elena Varvello con La vita sempre (Ugo Guanda Editore) a quota 54 preferenze,
- Valeria Parrella con La ragazzina (Feltrinelli) con 33 voti,
- Ermanno Cavazzoni, che chiude la cinquina con i 32 voti di Storia di un’amicizia (Quodlibet).
Ricevendo il riconoscimento, l’autore ha condiviso un pensiero intimo sul suo lavoro, spiegando come scrivere un romanzo a questo punto della vita rappresenti una sorta di bilancio personale ed esistenziale. Ha ricordato quanto la scrittura resti una professione faticosa ma capace di restituire un’enorme gratitudine, per poi concludere con una commossa dedica:
“Voglio ringraziare una persona che non c’è, ma per me c’è, una donna bellissima e resiliente: Michela Murgia”.
“L’immensa distrazione” di Marcello Fois: la recensione del libro
di Manuela Sitzia
Ettore Manfredini, nonostante fosse appena morto, la mattina del 21 febbraio 2017 ebbe la netta sensazione di svegliarsi.
Questo l’incipit del romanzo L’immensa distrazione di Marcello Fois, edito nel 2025 da Einaudi.
Perentorio come Saramago ne Le intermittenze della morte, Fois introduce il lettore alle vicende della stirpe dei Manfredini con questa frase che cade definitiva e spiazzante. Partendo dalla morte del capostipite Ettore, il cui spirare perdura per trecento appassionanti pagine, l’autore ci restituisce le esistenze tragiche e spietate dei protagonisti, seguendo
quelle dicerie secondo le quali mentre si muore, o si è appena morti, i fatti salienti della vita trascorsa vengono in mente sotto forma di flusso istantaneo
perché è sempre il morire a dare senso all’esistere. Ettore Manfredini ripercorre i momenti più importanti della sua vita come uno spettatore impassibile capace di entrare nell’intimo e leggere con cinico distacco i sentimenti altrui: è un superpotere che la morte gli concede. E poiché “in ogni famiglia c’è un membro che orienta il clima emotivo di tutti gli altri”, come scriveva Michela Murgia, a determinare il destino della famiglia Manfredini è proprio il suo capostipite, che, basando la sua realizzazione sul dolore altrui, trasformerà le esistenze dei suoi familiari in un’epopea dell’infelicità.
Ettore si è riscattato dall’emarginazione e dalla miseria con l’inganno, ha condotto un’esistenza signorile, ma vuota e indegna. Ambientata nella lenta bruma emiliana, in un’epoca che parte dalla Seconda Guerra sino alla fine del Novecento, la storia ci riporta ai grandi cambiamenti economici e industriali che hanno investito la pianura padana nell’ultimo secolo. I Manfredini hanno fatto di un piccolo mattatoio un impero, della loro miseria una potenza, ma si sono venduti l’anima: non è il sangue dei loro maiali a insozzarli, è la loro disumanità.
In questa sua ennesima saga familiare, Marcello Fois ci offre una visione cruda e consapevole dell’esistenza; non concede moralismi o giudizi, piuttosto un’analisi asettica del declino morale a cui talvolta conducono le nostre scelte. E per farlo brandisce la lunga falce della Morte, che tendiamo sempre a ignorare, a scansare, dimenticando che vivere non è altro che “un’immensa distrazione dal morire”.
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Premio Campiello 2026: il vincitore è Marcello Fois
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