Asino, somaro, ciuco, ciuccio, scecco, sumèri. Tanti sinonimi spesso utilizzati per denigrare qualcuno o per evidenziarne l’ostinazione. Eppure l’asino è citato nella Bibbia, nella mitologia, in tante storie e romanzi, nelle favole antiche e moderne, in molte religioni: è onnipresente e lo troviamo protagonista, oppure in compagnia di personaggi importanti. È vero che l’asino può diventare ostinato incomprensibilmente, ma spesso c’è un motivo a noi sconosciuto. Soprattutto se è come Regina: un’asina con una coscienza, con una consapevolezza quasi umana, che capisce il suo uomo-padrone e i linguaggi di altri animali e della natura. Regina è l’asina protagonista dell’originale libro di Mimmo Sammartino Nostra Regina dei burroni e delle mosche (Exòrma, 2024).
L’autore scandaglia l’animo dell’asina: un animo sensibile che le consente di comprendere ciò che accade intorno, che la rende forte e fedele. Un’asina che sopporta le angherie e la fatica, che solidarizza con gli asini amici e gli uomini più disgraziati, ma che non comprende perché non può cantare alla luna, convinta che il proprio raglio stonato non possa essere tra le melodie che possano arrivare al cielo e alla luna come il canto di altri animali. Fino a quando emana l’ultimo respiro e ritrova tra i prati del paradiso degli asini i suoi simili, i suoi amici morti prima di lei: come un’anima che guarda tutto dall’alto e continua a pensare anche nell’aldilà, trova la pace nonostante il freddo della nuda terra che la ricopre, scoprendo con orgoglio che il canto suo e quello dei suoi simili in realtà sono arrivati al cielo e alla luna.
L’asina Regina di Mimmo Sammartino è davvero la regina dei burroni, dei sentieri più impervi e pericolosi dell’Appennino, che conosce perfettamente e se ne vanta, che percorre con i pesi e le difficoltà più disparate, apprezzando i profumi delle erbe, dei pascoli, del sottobosco, riconoscendo gli odori degli uomini. È l’asina con la quale e sulla quale tante generazioni di bambini hanno giocato mostrandole affetto. Ed è l’asina che soffre come gli altri quadrupedi l’attacco delle maledette, instancabili, eterne e fastidiose mosche, in una continua defatigante lotta di di movimenti nervosi. Più fastidiose delle percosse e delle urla che spesso gli asini subiscono.
Regina è l’asina che si commuove davanti alle sofferenze della Prima Guerra mondiale; le sofferenze degli altri asini e dei muli anziani o imprigionati e la sofferenza degli uomini a causa delle atrocità subite durante la battaglia di Gorizia. Una battaglia che si tenne dal 6 al 17 agosto 1916 e che vide quasi centomila morti tra italiani e austriaci. Regina prova compassione e impotenza davanti agli uomini sofferenti, morenti, mutilati, urlanti e in condizioni a dir poco bestiali nelle trincee, ma è orgogliosa di trasportare instancabilmente viveri, vettovaglie, medicine, legna e attrezzature come un eroe che schiva proiettili e granate per aiutare il prossimo e alleviare il dolore dei soldati. Ma a un certo punto dice basta! Non può e non vuole trasportare armi. E si ferma, si impunta, si blocca ostinatamente. E giù botte, legnate, urla e di nuovo botte. Dal soldato semplice fino all’ufficiale. Ma la Regina pacifista non fa un passo nonostante il dolore, il sangue, l’umiliazione. Senza ragliare, risparmiando energia. Riprende la marcia solo quando viene liberata dall’odioso peso di morte, fiera e silente. Ma le spetta il recinto dei disertori in mezzo al pantano, agli escrementi e allo sterco, alle maledette mosche, insieme ad altri animali vecchi, oppure disertori o troppo ostinati, e insieme ai prigionieri dell’altro esercito e ai disertori trattati come animali. In punizione, con poco cibo e vittima, con gli altri compagni di prigionia, uomini e bestie, dei soprusi violenti da parte di quegli stessi soldati che negli anni aveva aiutato e dei quali andava fiera.
Solo quando muore l’innamorata coppia di asini che condivideva con Regina la rassegnazione e la stentata voglia di sopravvivere, decide di scappare. Anche perché
Quando il cielo precipita mendica un po’ di comprensione. Allora anche gli occhi degli asini hanno diritto di piangere.
Scappa dal recinto e dal giogo perché vuole realizzare quel sogno di libertà che i suoi amici e compagni di sventura non hanno potuto vivere. E lo fa con perizia, ostinazione e forza, trottando e poi ritrovandosi nel bel mezzo della battaglia. Nel frastuono, tra gli olezzi più disparati, tra corpi ammassati, avanza lenta, a testa bassa come se i soldati in prima linea e i cecchini non la vedessero e le pallottole la sfiorassero quasi intenzionalmente. Voleva allontanarsi, tornare sul suo Appennino con i suoi sentieri, i suoi burroni e i suoi boschi, i suoi profumi, per provare ancora a cantare alla luna e al cielo. Ascolta i lamenti dei soldati, a volte dei canti sommessi, a volte delle preghiere. Ne aiuta con fatica qualcuno, trasportandolo altrove e sentendone l’ultimo respiro, ma poi fra una trincea e l’altra non crede al suo olfatto! Tra centinaia di moribondi irriconoscibili incontra proprio il suo uomo-padrone che non aveva mai dimenticato. Anche lui la riconosce incredulo, la chiama, con affetto, speranza, incredulità e riconoscenza, quasi come un innamorato; riesce a stento a farsi caricare in groppa tra il suo sangue, quello di altri, quello di Regina, dal mantello zuppo, ferito ma appiglio sicuro.
Regina ha una nuova missione: ritornare insieme a casa attraversando dirupi, burroni, monti e valli, boschi e pianure, fiumi e ruscelli, fra sole e pioggia, fame, sete e fatica, sperando che uomo-padrone rimanga in vita in quest’ultimo estenuante viaggio. E così fu, lentamente, dopo interminabili settimane. E Regina divenne l’eroina del paese, amata e coccolata da tutti, ricca della sua saggezza ed esperienza da trasferire alle più giovani asine intrepide e scalpitanti. Libera di ragliare alla luna e al cielo.
Nostra Regina dei burroni e delle mosche è un canto di terra e di speranza, di amicizia e di solidarietà, di compassione e comprensione, di pazienza e determinazione, un canto di diserzione e di pace contro l’inutilità della guerra. E Mimmo Sammartino, da buon lucano tradizionalista, giornalista e scrittore affermato, autore per il teatro, la tv e la radio, ci propone anche la meravigliosa versione sottoforma di “rito sonoro e lettura performativa” con la sua voce e la sua chitarra live al tramonto… che fanno rivivere Regina e il suo canto.
- Autore: Mimmo Sammartino
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2024
- ISBN: 9788831461627
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Nostra Regina dei burroni e delle mosche
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