Il falco del mare, Scaramouche, il capitano Blood: è strano che al contrario dell’autore siano personaggi noti dovunque, grazie alle fortunate versioni cinematografiche dei rispettivi romanzi, apparsi nel 1915, 1921 e 1922. Eppure, l’italo britannico Rafael Sabatini (1875-1950) è stato scrittore efficacissimo di epiche avventure marinare, in lingua inglese: trentuno romanzi, otto racconti, sei libri, tante novelle brevi e un’opera teatrale. Nell’ampia produzione, figura questa storia di vendette, pirati e acque del Mediterraneo, Lo sparviero del mare, riproposizione recente del The sea hawk di centodieci anni fa, in nuova diffusione nei primi di quest’anno per i tipi dell’Editoriale Magenes (Milano, gennaio 2025, collana Maree. Storie del mare, 327 pagine), a cura di Andrea Carlo Cappi, dopo una prima riedizione nel 2023.
Hollywood ha eternato vicende e protagonisti di Sabatini, in tre film del cinema tra il muto, il sonoro e l’affermazione degli eroici d’azione di Errol Flynn. Ci viene in aiuto Cappi. Nel 1924 il regista Frank Lloyd portò sullo schermo una trasposizione di The sea hawk, oltre due ore di colossal, notevolissimo per l’epoca. Nel 1935, parte del materiale girato venne riciclato per un’altra pellicola tratta da un romanzo di mare di Sabatini: Capitan Blood, con Flynn nel ruolo dell’eroe e per la regia di Michael Curtiz. Lo stesso attore, diventato una leggenda del cinema d’avventura, interpretò un remake del 1940, sempre diretto da Michael Curtiz e ancora intitolato The sea hawk, nell’edizione italiana Lo sparviero del mare.
Va detto che se la pellicola muta del 1924 restava fedele al romanzo di Sabatini, per gli sceneggiatori di un quindicennio dopo il nome dello scrittore e il titolo del romanzo erano solo un pretesto. Se la vicenda narrata riguardava la tratta degli schiavi in Arabia, il film contrapponeva il regno di Filippo II di Spagna a quello di Elisabetta I d’Inghilterra.
Ancora Andrea Carlo Cappi ricorda che Sabatini attingeva all’Italia dei Borgia, alla Francia di Scaramouche e all’Impero Britannico di Capitan Blood, per raccontare in inglese la grande avventura. Il cinema gli consentì di raggiungere un pubblico ancora più vasto e non poche generazioni di spettatori, che nemmeno lo conoscevano per nome.
Italiano naturalizzato inglese, Rafael era un cittadino europeo in anticipo sui tempi, padroneggiava sei lingue e scriveva nella lingua che considerava più internazionale ed efficace per esprimersi. Era nato a Jesi, nelle Marche, da genitori cantanti lirici, il tenore Vincenzo e la soprano Anna Trafford, ma non ereditò da loro la versatilità linguistica, l’acquisì con gli studi. Dopo le scuole in Svizzera e in Portogallo, seguì i genitori in Inghilterra (insegnanti di canto), provò ad avere successo nel commercio, si dedicò al giornalismo, approfondì storia e letteratura e decise di sfruttare la capacità di scrivere romanzi scorrevoli di largo consumo, dopo il debutto nel 1904 con The tavern knight (Il Cavaliere della Taverna). Il gradimento anticipò il successo enorme di The sea hawk, del 1915, e quello perfino maggiore di Scaramouche, nel 1921. Come molti autori di feuilleton - per quanto i suoi fossero di una qualità superiore - Sabatini si documentava sul periodo storico trattato, ma si autorizzava a fare di testa sua, a lavorare d’immaginazione, a contrapporre il bene al male, a insistere su valori ed intrighi, emozioni, tensioni e conflitti, a esaltare l’onore cavalleresco e la fedeltà alla parola data. Tutto molto salgariano, dopotutto. Riteneva che lo scrittore di narrativa, tanto romanziere che drammaturgo, dovesse rispettare il criterio della verosimiglianza: se quanto scritto può non essere necessariamente vero, almeno deve sembrarlo. Tanto ha fatto dire al giornalista Diego Gabutti che nei romanzi di Sabatini la storia è tutt’al più un pretesto e mai troppo vincolante.
Lo sparviero del mare, ambientato tra il 1588 e il 1593, racconta una vicenda innegabilmente figlia del più tradizionale romanzo d’appendice: un’accusa ingiusta d’omicidio porta ai remi da forzato un gentleman britannico, sir Oliver Tressilian, la cui vita si è svolta in buona parte sui mari, finché non trova il modo di celebrare la sua rivalsa come terribile pirata barbaresco, nel Mediterraneo e nell’Atlantico. La sua è una vendetta non contro un singolo individuo, ma una società intera. Acutamente, Cappi mette in evidenza che lo scrittore italo inglese lanciava “un messaggio spaventosamente moderno”: il suo Sakr-el-Bahr (nome di battaglia assunto dall’ex navigante della Cornovaglia) anticipa l’attuale contrasto tra la civiltà occidentale cristiana e quella islamica mediorientale.
Sir Oliver vive nella tenuta di Penarrow, con il fratello Lionel ed è promesso sposo della giovane Rosamund Godolphin, il cui germano Peter e il tutore Killigrew detestano tuttavia i Tressilian. Una sera, Lionel torna insanguinato e confessa d’avere ucciso Peter in un duello. Non ci sarebbero testimoni. I sospetti cadono però su Oliver, imputato d’omicidio senza che Lionel faccia alcunchè per aiutarlo. Anzi, lo fa rapire vendere come schiavo, per farlo sparire. La nave negriera viene abbordata in mare dagli spagnoli e Oliver finisce ai remi di una galea iberica. Fa amicizia con uno schiavo moro, Yusuf-ben-Moktar. A sua volta il battello spagnolo viene inseguito e catturato dai pirati magrebini. Gli ex prigionieri si offrono di combattere al loro fianco. Le capacità di Oliver e il prestigio di Yusuf, nipote del Basha di Algeri, garantiscono all’inglese grandi privilegi nella società musulmana. Diventa un corsaro, Sakr-el-Bahr, che vuol dire il falco del mare, ma libera gli schiavi inglesi, acquistandoli e sbarcandoli in Italia. L’obiettivo dello Sparviero è raggiungere l’Inghilterra e vendicarsi. In Cornovaglia, ritrova Rosamund. E Lionel, che ha fatto sua Penarrow...
- Autore: Rafael Sabatini
- Genere: Avventura
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788866491088
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Lo sparviero del mare
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