Dopo anni di silenzio, di attesa, è tornato Milan Kundera con un romanzo anomalo, breve, con digressioni di tipo saggistico, meraviglioso, anche se ho letto delle recensioni tremende. Siamo abituati a romanzi di trecento pagine, un libro breve di centoventinove pagine ci lascia spiazzati, perché tutto è condensato.
Lasciano spiazzati anche i minuetti dei quattro amici protagonisti che camminano nel parco pubblico del Lussemburgo, a Parigi, in una giornata luminosa. Il capitolo si chiama Gli eroi si presentano, mentre in realtà sono dei disgraziati che si fanno troppe domande. Alain si accorge che le ragazze sono tutte con l’ombelico di fuori e si chiede:
"Se un uomo (o una epoca) vede il centro della seduzione femminile nel seno, come descrivere e definire la peculiarità di tale orientamento erotico? Improvvisò una risposta: santificazione della donna; la Vergine Maria che allatta Gesù; il sesso maschile inginocchiato davanti alla nobile missione del sesso femminile.
Ma come definire l’erotismo di un uomo (o di un’epoca) che vede la seduzione femminile concentrata al centro del corpo, nell’ombelico?"
Domande che sembrano sciocche, non da eroi, ma la vita è fatta di curiosità a volte bonaria o a volte crudele.
Le vite di questi quattro amici sono misere o pirotecniche: se pensiamo che uno come D’Ardelo mette al corrente di avere un cancro, ma non spiega che è un errore e continua a lamentarsi della finta malattia, cosa ti puoi aspettare? La tua vita diventa interessante.
Ci sono, poi, le storie di Alain non estranee al dramma: il ricordo di una madre che voleva ammazzarsi in acqua perché non voleva il bambino che aspettava, ma quando un giovane ragazzo si butta per salvarla e muore, salvandola, lei non ha più voglia di uccidersi. La vita è brutale e insignificante.
Non c’è dolore nella scrittura di Kundera, sembra annebbiato dalla mediocrità delle vite che racconta.
Miserabile anche la storia che racconta sullo stalinismo, un periodo atroce di uomini cretini e crudeli.
Tutto è futile, anche le vicende di Stalin e dei suoi colleghi di sterminio, il conformismo della storia, che ha momenti di triste orrore e periodi di ridicola democrazia.
Un Kundera che svela i nostri conformismi, senza salvare niente. Godiamoci la festa dell’insignificanza. Abbiamo perso la Serietà.
Uno scrivere che ricorda rimasugli e paure di un Flaubert del nostro secolo.
- Autore: Milan Kundera
- Casa editrice: Adelphi
- Anno di pubblicazione: 2013
- ISBN: 9788845929397
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: La festa dell’insignificanza
LA FESTA DELL’INSIGNIFICANZA è un romanzo filosofico di Milan Kundera del 2013.
L’autore ritrae un gruppo di amici ormai abbastanza anziani che risiedono a Parigi. C
- Charles è un artista che immagina una pièce teatrale su Stalin e il suo sottoposto Kalinin. Alla fine dell’opera dovrà apparire un angelo, che simboleggia la madre di Charles — una donna malata che vive in campagna tra animali e piante.
- Alain ha invece una storia personale diametralmente opposta: infatti, sua madre lo ha abbandonato e quindi lui inventa aneddoti su di lei, sentendone quasi la presenza. È ossessionato dall’ombelico femminile come metafora: cosa indica il fatto che la società moderna veda in questa parte del corpo un’attrattiva erotica? Gli angeli hanno un ombelico? Ed Eva?
- Ramon andando alla festa dell’amico D’Ardelio - che finge di avere un cancro — si innamora di Julie ma lei se ne va in compagnia di un omino anonimo, che passa del tutto inosservato ma poi è il centro su cui si focalizzano tutti. Questo perché questo tal Quaquelique (simile foneticamente al "quelconque" francese) è capace di mettere a proprio agio l’interlocutore senza esagerare in vanterie e battute brillanti.
Ramon, passeggiando nel parco di Luxembourg con Alain, riflette sul tema dell’individualità nell’epoca contemporanea e sul potere pervasivo che manipola le masse. Una simile considerazione è ancora più vera oggi — a distanza di tredici anni, perché i new media e i social pilotano le idee e i gusti delle persone con mezzi subdoli; è in questo modo che nascono le mode (come quella di mostrare l’ombelico) e anche le tendenze culturali (come andare tutti a una determinata mostra solo perché ci vanno gli altri e fa chic). Così la storia immaginata da Charles riguardo al regime sovietico assume un significato ancora più attuale e drammaticamente comico, e per questo a un certo punto i personaggi della pièce compaiono tra le statue del parco, come materializzati nella realtà dalla forza contingente del discorso di Ramon.
Ho apprezzato questo libro perché ci pone di fronte problemi esistenziali importanti con un uno stile giocoso e apparentemente semplice