Con le pagine del suo nuovo libro, Il segreto di Miss Austen (Fazi Editore, 2025), Giovanna Zucca ci mostra una Jane diversa: donna, sorella, amante. Tra fedeltà storica e invenzione, un ritratto intimo che illumina l’origine della sua voce narrativa.
“Il segreto di Miss Austen”: contenuto del romanzo
Dietro quella voce che attraversa i secoli, dipingendo le emozioni con raffinatezza e celando malinconie sottili nei sorrisi dei suoi personaggi, c’è una donna che ha amato, sofferto, rinunciato.
In Il segreto di Miss Austen, Giovanna Zucca ha scelto di andare oltre le catalogazioni letterarie per restituirci una Jane inedita: protagonista di una storia d’amore impossibile che diventa l’archetipo emotivo della sua futura produzione narrativa. Un romanzo che alterna fedeltà storica e invenzione per rivelare la donna dietro la scrittrice.
Ne abbiamo parlato con l’autrice.
L’intervista a Giovanna Zucca
- Da dove parte l’idea di questo romanzo. Da una passione, da una ricorrenza legata all’autrice o da richiesta editoriale?
L’idea nasce dal mio grande amore per Jane Austen. Non da una ricorrenza o da una richiesta editoriale, ma dal desiderio profondo di renderle omaggio, di restituire con la scrittura la gratitudine che provo verso i suoi romanzi e verso la forza della sua voce letteraria.
In questo romanzo c’è una Jane Austen nuova. Non è più solo osservatrice, ma protagonista di una vicenda sentimentale. Quasi a voler dare un "archetipo", un antefatto a quello che sarà la sua letteratura. Ho voluto che Miss Jane fosse al centro di una storia d’amore perché spesso la conosciamo solo come ironica osservatrice del costume sociale. Mi piaceva invece immaginare il suo cuore, le sue emozioni, dare un "antefatto" sentimentale alla sua futura produzione letteraria.
- Il romanzo alterna fedeltà storica e invenzione. Dove ha scelto di collocare il confine tra biografia e immaginazione?
Ho cercato di rispettare i dati storici essenziali, ma lì dove le fonti si interrompono ho lasciato spazio all’immaginazione. La mia intenzione non era ricostruire una biografia perfetta, quanto restituire una verità emotiva e umana.
- Richard Stokes ha tutte le caratteristiche di personaggio "metatestuale" rispetto a tutti gli altri uomini che popoleranno il mondo narrativo di Jane Austen. Come lo ha costruito e quali tratti doveva avere per incarnare l’idea di amore impossibile?
Richard è nato come un riflesso degli uomini che popolano i romanzi di Jane, ma anche come loro controcanto. Doveva avere fascino, forza e profondità, ma al tempo stesso un destino segnato da un limite invalicabile. In lui ho voluto racchiudere il sogno e la rinuncia, la passione e l’impossibilità, per incarnare l’archetipo dell’amore perduto.
- L’amore impossibile tra Jane e Richard diventa eterno proprio nella sua rinuncia. È stata un’intuizione narrativa o un omaggio a un tema ricorrente nella letteratura romantica?
Direi entrambe le cose. Da un lato è stata un’intuizione narrativa: sentivo che quell’amore non poteva consumarsi senza perdere la sua forza. Dall’altro, è anche un omaggio alla grande tradizione romantica, dove spesso l’amore più forte è quello che non si compie.
- Un altro richiamo all’opera della Austen lo colloca in quel rovesciamento dell’incipit di “Orgoglio e pregiudizio” che diventa uno degli snodi più suggestivi del libro. Come è nata questa idea?
Il gioco con l’incipit di Orgoglio e Pregiudizio nasce dal desiderio di dialogare direttamente con l’opera più amata di Jane, ribaltandone l’assunto in chiave narrativa e simbolica. Per me era un modo di rendere omaggio alla sua ironia, ma anche di suggerire che dietro alle frasi che conosciamo tutti c’è sempre un vissuto personale, un’ombra di esperienza intima.
- La Jane che ci propone è ironica e malinconica. Quanto è stato difficile equilibrare questi due registri senza tradire la voce della scrittrice?
È stata una sfida sottile ma anche molto stimolante. Jane Austen è maestra nell’ironia, ma dietro le sue battute e i suoi intrecci eleganti si percepisce spesso un velo di malinconia. Ho cercato di restituire entrambe le anime: la brillante osservatrice e la donna che conosce il dolore e la rinuncia. Non volevo imitarla, cosa impossibile, ma lasciare che la sua voce mi guidasse.
Questo è stato possibile anche grazie al percorso iniziato con Una carrozza per Winchester (2014, Fazi Editore), accolto con favore e omaggiato della menzione d’onore al Premio Serono-Merck, e che è maturato ulteriormente in questo secondo romanzo dedicato a Miss Austen.
- Mi è parso di cogliere una sorta di "sorellanza" tra Jane e Cassandra. È un’impressione reale? In che misura voleva restituire il legame femminile come "rete di resistenza" e custodia di segreti?
È un’impressione reale e molto voluta. Ho sempre pensato che il rapporto tra Jane e Cassandra fosse uno dei cuori pulsanti della vita della scrittrice. La loro sorellanza rappresentava una vera rete di sostegno e di complicità, capace di custodire segreti e di dare forza nei momenti più difficili. Ho voluto che nel romanzo questa relazione emergesse con chiarezza, perché senza Cassandra non avremmo avuto la stessa Jane Austen.
- La scrittura per Jane è "lusso che nessuno può togliermi". Quanto questo è vero per lei? Questo aspetto ha risonanza contemporanea? Può parlare alle donne di oggi?
Per Jane la scrittura era un lusso e insieme una necessità vitale. Non aveva grandi mezzi, ma aveva le parole, e nessuno poteva portargliele via. Questo per me è un insegnamento potentissimo. La scrittura era il suo spazio di libertà, il luogo dove poter esistere pienamente come donna e come artista.
Credo che questo abbia una risonanza profondamente contemporanea. Ancora oggi, per molte donne, trovare una voce, uno spazio autentico in cui esprimersi, non è scontato. La scrittura – in senso ampio, come parole, come narrazione, come possibilità di raccontarsi – resta uno strumento di emancipazione e di resistenza. Jane Austen ci parla ancora oggi proprio perché ci ricorda che l’arte, quando nasce dall’urgenza interiore, è qualcosa che nessuna costrizione esterna può soffocare.
- Cosa le piacerebbe "chiedere" a Jane Austen se ne avesse la possibilità? C’è un aspetto della sua vita che è rimasto irrisolto?
Se potessi incontrare Jane Austen le chiederei quale scena dei suoi romanzi le ha dato più gioia nello scrivere, e quale invece le ha procurato più malinconia. Mi piacerebbe sapere se si rendeva conto, mentre scriveva, di quanto le sue pagine sarebbero diventate eterne.
Confesso che a volte ho fantasticato di fare una seduta spiritica per richiamarla e chiederle tutto questo… ma ahimè, ci credo poco! Allora preferisco interrogarla nei modi che conosco meglio: leggendo e rileggendo le sue opere, provando a farle rivivere nei miei romanzi, e immaginando che, da qualche parte, lei sorrida del mio tentativo.
Recensione del libro
Il segreto di Miss Austen
di Giovanna Zucca
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Intervista a Giovanna Zucca, autrice de “Il segreto di Miss Austen”
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