Il ragionevole dubbio di Garlasco, edito a febbraio 2026 da Piemme, è un saggio sul caso di Garlasco, uno degli omicidi più inquietanti degli anni 2000, che ripercorre le indagini che hanno portato all’assoluzione di Alberto Stasi nel processo di primo grado. Gli autori sono il magistrato Stefano Vitelli, che fu il Gip del processo che si concluse con l’assoluzione, e Giuseppe Legato, giornalista di inchiesta, firma del quotidiano “La Stampa”.
Come quando corri in salita e ti viene subito il fiato corto. Ebbene, quando decidiamo di privare della libertà una persona innocente “fino a prova contraria” non ti dico che devi correre in discesa ma almeno in pianura… Certo non con la fatica di una corsa in salita.
Questa è l’impressione che l’allora Giudice Vitelli ha avuto nell’esaminare le prove a carico dell’imputato Stasi. C’era sempre qualcosa che avrebbe dovuto dimostrare senza ombra di dubbio che fosse lui il colpevole, ma allo stesso tempo non lo dimostrava, lasciando inequivocabilmente un ragionevole dubbio.
In questo libro vengono esaminati gli indizi e le prove, dimostrando che nessuna di essi è schiacciante, nessuna dimostra la sua innocenza, ma non dimostra neanche la sua colpevolezza. Ogni capitolo analizza una circostanza diversa, raccontandoci come il Gip sia arrivato alla conclusione della sentenza di primo grado. Ci fa ragionare raccontandoci aneddoti, ricordi, sensazioni che ha vissuto in quei giorni di indagine. Il grande clamore che ha circondato la vicenda, divenuta sin da subito un caso mediatico, giornalisti e televisioni sempre presenti, così da rendere difficile trovare una persona che non avesse mai sentito parlare dell’omicidio di Chiara Poggi. Il Giudice aveva bisogno di far ascoltare a qualcuno la telefonata di Alberto ai Carabinieri, subito dopo aver rinvenuto il corpo di Chiara. Lui l’aveva ascoltata più volte e aveva bisogno di un parere di una persona all’oscuro della vicenda per capire che impressione desse la voce dell’imputato durante la chiamata.
La telefonata l’abbiamo ascoltata tutti almeno una volta, in questi anni, tra telegiornali o programmi tv che hanno trattato il caso. Molti hanno trovato la voce del giovane Stasi troppo fredda. Vitelli si interroga se freddo può essere sinonimo di colpevole, perché per molti quella telefonata è stata come un’ammissione di colpa prima ancora dell’ufficializzazione dell’accusa. La stessa incertezza la abbiamo nell’analisi del computer, che avrebbe dovuto dimostrare l’inattendibilità del suo alibi, ma che dimostra che all’ora del delitto era a casa a lavorare alla sua tesi, aprendo una finestra temporale di ventitré minuti per compiere l’omicidio e rientrare nella sua abitazione, la bicicletta nera da donna vista dalla vicina, le scarpe che non sono sporche di sangue, il movente mai provato e, soprattutto, lo spostamento del corpo di Chiara fino alle scale dove è stato trovato, che compatibilmente con le tracce di sangue rinvenute fa supporre che gli aggressori fossero due. Non è facilmente dimostrabile, infatti, che una persona potesse spostare il corpo da sola. Tesi avvalorata dalle indiscrezioni che sono uscite dalla perizia della dott.ssa Cattaneo, depositata in procura nel mese di marzo e di cui ancora non si conoscono i dettagli.
Al di là dell’idea che ognuno di noi si è fatto del caso, colpevole o innocente che sia Stasi, questo libro è interessante per la metodica del ragionamento, del complesso e articolato pensiero critico che il magistrato Vitelli applica, dal suo metodo di indagine, alla ricerca del particolare e alla prova e controprova applicata. Non per niente nel prologo ci racconta della sua passione per la cultura orientale citando un libro in particolare, L’arte della guerra di Tzu Sun:
Il modo migliore per essere certi di vincere una guerra è assicurarsi la vittoria ancora prima di iniziare a combattere.
Precisando che la vittoria, per Stefano Vitelli, è non condannare un innocente.
- Autore: Stefano Vitelli con Giuseppe Legato
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Piemme
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Il ragionevole dubbio di Garlasco
Esistono delitti che superano i confini della cronaca nera per trasformarsi in veri e propri nodi culturali di un intero Paese. Il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007, rappresenta uno degli enigmi giudiziari più complessi e divisivi della storia italiana recente. Su questa drammatica vicenda si è scritto moltissimo, alimentando per anni un circo mediatico-giudiziario dominato da teoremi e verdetti d’opinione. In questo panorama mancava però una testimonianza fondamentale: la prospettiva di chi, nel silenzio della camera di consiglio, ha dovuto soppesare il destino di un imputato con il solo ausilio della legge. Questa voce emerge ora con straordinaria lucidità nel saggio “Il ragionevole dubbio di Garlasco. Un giudice nel labirinto del caso di cronaca più discusso d’Italia”, scritto dal magistrato Stefano Vitelli insieme al giornalista Giuseppe Legato.Vitelli, che nel 2009 presiedette il collegio giudicante di primo grado assolvendo Alberto Stasi per insufficienza di prove, non firma un memoriale difensivo né una requisitoria tardiva. L’opera si configura invece come una rigorosa lezione di deontologia giuridica applicata, un’immersione magnetica nella responsabilità morale del giudicare. Con una scrittura serrata, avvincente e priva di fronzoli barocchi, gli autori trascinano il lettore dietro le quinte di un’istruttoria complessa. Il testo mostra chiaramente come la ricerca della verità processuale sia un percorso disseminato di trappole scientifiche, pressioni esterne e limiti strutturali.Il valore centrale del volume risiede nella decostruzione metodologica del principio del "ragionevole dubbio", sancito dall’articolo 533 del codice di procedura penale. Per il giudice Vitelli, questo canone non è una scappatoia formale, ma il pilastro supremo della civiltà del diritto. Attraverso le pagine del saggio emerge la figura di un magistrato che rifiuta di piegarsi all’emotività della piazza o alla fretta degli inquirenti. Vitelli analizza con onestà intellettuale i punti critici dell’indagine: dalle analisi informatiche parzialmente compromesse alla mancanza di tracce ematiche decisive sui pedali della bicicletta dell’imputato, fino all’assenza di un movente solido. La tesi deontologica di fondo è dirompente nella sua semplicità: il giudice non può scommettere sulla colpevolezza. Di fronte a prove scientifiche non univoche, l’unica scelta eticamente legittima per lo Stato è l’assoluzione, poiché il dubbio non rappresenta il fallimento della giustizia, bensì la sua massima garanzia democratica.L’aspetto più accattivante del libro è la sua capacità di mantenere un ritmo narrativo incalzante, quasi da legal thriller, senza mai cedere alla spettacolarizzazione del dolore. Il "labirinto" evocato nel titolo descrive lo smarrimento dell’essere umano di fronte a perizie tecniche difformi che giungono a risultati opposti. Il lettore viene guidato attraverso i corridoi del Tribunale, partecipando intimamente ai dilemmi professionali del giudicante, alle sue notti insonni e alla consapevolezza che ogni decisione cambierà per sempre la vita delle persone coinvolte. Giuseppe Legato apporta al testo il perfetto contrappeso della cronaca, ancorando il racconto ai fatti documentati e traducendo i tecnicismi in un linguaggio accessibile e universale. Un altro snodo cruciale affrontato nell’opera è il rapporto patologico tra giustizia e mass media. Vitelli solleva una riflessione amara sul "populismo giudiziario", ovvero sulla tendenza della pubblica opinione a pretendere un colpevole a tutti i costi, trasformando i processi in arene televisive. Rimanere impermeabili a questo frastuono è il primo dovere deontologico del magistrato. “Il ragionevole dubbio di Garlasco” è un’opera necessaria e coraggiosa. Non intende riaprire un dibattito colpevolista o innocentista su una vicenda ormai chiusa dal punto di vista formale con una condanna definitiva in Cassazione. Il suo obiettivo è molto più alto: celebrare la nobiltà della funzione giurisdizionale quando questa è esercitata con umiltà intellettuale e rigore etico. Per chiunque voglia riflettere sul senso profondo della legalità, della morale e della responsabilità individuale, il libro del giudice Vitelli rappresenta una lettura imprescindibile, illuminante e profondamente civile.