carthesian, CC BY 2.0, da Wikimedia Commons
Thomas Stearns Eliot, ma anche William Shakespeare, l’italianissimo Dante Alighieri o Johann Wolfgang Goethe: sono alcune delle fonti di ispirazione per Jaume Plensa, artista catalano con base a Barcellona. Merito, forse, della sua storia familiare e del padre bibliofilo.
La poetica di Jaume Plensa: come letteratura e alfabeto prendono forma nella scultura
Poesia e letteratura si intrecciano al percorso creativo dello scultore, fermamente convinto del valore evocativo delle parole. Tanto da creare opere composte da lettere o vocaboli provenienti dagli alfabeti di tutto il mondo. Latino, greco, arabo, cinese, ebraico si fondono in una forma d’arte universale, componendo figure spesso monumentali. Visi o corpi che affioranno dal terreno o dalla pavimentazione di una piazza, di spazi pubblici. Teste che espongono espressioni serene, potenti e silenziose. I materiali scelti sono svariati: metallo, bronzo o acciaio, marmo, alabastro, legno, cemento, resine o perfino vetro soffiato.
I modelli sono persone reali, spesso donne giovani, ritratte con una lieve deformazione dei volti: allungati come in un cambio di prospettiva, che punta ad accrescerne la spiritualità. Plensa esamina infatti il rapporto tra corpo e anima. L’aggiunta di elementi lessicali fa il resto.
Dalla parola alla materia: l’arte universale di Plensa tra spazio pubblico e spiritualità
Nella poetica dello scultore spagnolo l’arte è anche strumento di comunicazione, un modo per costruire ponti, mettere le persone in contatto le une con le altre.
Così gli alfabeti di tutto il mondo, affiancati a creare un viso o un corpo, restituiscono un effetto estetico sorprendente. E raccontano a chi osserva un messaggio positivo: quanto stiamo bene quando riusciamo a convivere insieme nonostante diversità culturali e di linguaggio. Una metafora perfetta del mondo contemporaneo.
Le sculture di Plensa popolano spazi urbani, luoghi pubblici: sono ritratti, spesso, di persone comuni, sorprese a occhi chiusi, come intente a riflettere. Sognano, forse, o magari ripensano all’ultimo libro letto.
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Le parole diventano sculture: il segreto dell’artista Jaume Plensa che unisce i linguaggi del mondo
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