Con De russophobia (4 Punte Edizioni, 2025), Vincenzo Lorusso firma un’opera scomoda e necessaria, che ripercorre gli ultimi anni della nostra triste attualità come una sorta di rassegna stampa imbarazzante per chiunque voglia ancora credere nella trasparenza dell’informazione nel cosiddetto "Occidente". È un libro che racconta i recenti episodi di odio verso la civiltà e la cultura russa, indagandone le origini e offrendo anche un breve excursus storico sull’evoluzione della russofobia. Anche solo elencando cronologicamente dei titoli di giornale e citando degli stralci di articoli, ci mette di fronte alla verità dell’ipocrisia e della deriva ideologica di un paese, il nostro, che ha sviluppato un’idea confusa di ciò che dovrebbe essere la libertà di stampa.
Lorusso – giornalista di “International Reporters” e fondatore del canale Telegram Donbass Italia – conosce la Russia da vicino, da prima dell’inizio dell’operazione militare speciale. La sua riflessione attraversa tre anni di isteria anti-russa, dal caso vergognoso delle lezioni su Dostoevskij cancellate all’Università di Milano fino alla controversa dichiarazione del Presidente Mattarella, il quale, il 5 febbraio 2025, durante un discorso a Marsiglia, ha sostanzialmente accostato le politiche della Federazione Russa a quelle del Terzo Reich. Ciò che emerge dalle ricostruzioni di Lorusso – ricostruzioni basate semplicemente sulle parole di giornalisti e personaggi di rilievo – non fa onore all’Italia: sembra che un "gruppo di pensiero" si sia arrogato il diritto di attribuire a tutti gli italiani un astio nei confronti dei russi che, fortunatamente, appartiene solo a una ridotta minoranza.
L’odio di razza, in apparenza fino a pochi giorni prima condannato all’unisono, è esploso pubblicamente con offese generalizzate a un’intera popolazione. Secondo lo stesso osceno disegno, nel nostro paese ogni tentativo di spiegare la tragedia vissuta sin dal 2014 dalle popolazioni del Donbass è stato ostacolato e boicottato. L’autore ne offre un’ampia testimonianza, riferendo anche episodi di censura subiti in prima persona, come i ripetuti tentativi di sabotare ogni forma di incontro pubblico che egli abbia tentato di organizzare. Come ci siamo ridotti? Come ci stanno facendo apparire? Che immagine stanno dando di noi al mondo certi "professionisti dell’informazione"?
La sensazione che trasmette la somma di tutti gli elementi raccolti in questo libretto – che è in massima parte una cronaca di fatti oggettivi – è desolante. Il cosiddetto "Occidente", la democrazia liberale, di solito non lascia segni della sua persecuzione sui corpi dei dissidenti, ma li colpisce nell’anima. È un sistema subdolo, che sta ben attento a non creare martiri. Talvolta non attacca nemmeno frontalmente i diretti interessati, ma preferisce colpire trasversalmente, diffamando alcuni, calunniandoli e cercando di creargli il vuoto attorno. Chi non riesce a sopportare l’umiliazione delle offese accetta di isolarsi e talvolta sceglie persino di allontanarsi fisicamente, pur di non scendere a compromessi e lasciarsi contaminare.
Questa discriminazione ha colpito artisti, associazioni e cittadini comuni, ma è arrivata a degli estremi talmente assurdi che una massa di persone ha finalmente perso la pazienza e, con gli strumenti disponibili, non si è più trattenuta dal protestare. L’opera raccoglie infatti anche una selezione di commenti dei firmatari di una petizione lanciata per prendere le distanze dal discorso di Marsiglia, la quale ha raccolto un successo inatteso, con l’adesione di migliaia di italiani e la consegna dei risultati alle istituzioni russe, per ribadire l’amicizia storica tra i due popoli.
Chi ha letto la Bibbia ricorderà le parole: "Farai dunque perire il giusto insieme con l’empio? Forse ci sono cinquanta giusti nella città; davvero farai perire anche quelli? Non perdonerai a quel luogo per amore dei cinquanta giusti che vi sono?" (Genesi 18,23-24) Ma oggi, per fortuna, i giusti sono molti più di cinquanta...
I posteri non potranno astenersi dal giudicare i deliri russofobi che sono già stati consegnati alla storia e che sono tutti registrati sulla carta stampata e negli archivi delle televisioni. De russophobia, però, prova anche che questa onta non appartiene a tutti gli italiani e ribadisce con forza che i popoli della nostra Penisola e quelli delle Russie sono legati da un’amicizia che dura da secoli e che non è mai stata infranta dal pregiudizio e dal razzismo.
- Autore: Vincenzo Lorusso
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788088478577
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: De russophobia
Un libro certamente da leggere, quello di Lorusso. Ne avevo sentito parlare ed è una voce scomoda, controcorrente la sua che denuncia tutta la falsa informazione fobica antirussa. Anche l’ Italia ne ha seguito questa linea come ad es il rifiuto di vari artisti russi quali ad ed es, il direttore d’ orchestra Gergiev, un grande basso lirico russo di cui non ricordo il nome ecc. Quello che più è vergognoso è il non aver voluto da parte della politica, della stampa tranne rare eccezioni, capire le cause dell’ invasione russa addossandole ogni colpa. Una dimostrazione di ipocrisia e di ignoranza storica