Anna Di Fonzo scrive con molta naturalezza, e il titolo delle due novelle, che è Bozzetto di epica familiare. Saghe bonsai da un passato (im)probabile (Divergenze, 2026, curatela di Saverio Stella, Monica Cerri, Massimo Rovati, illustratrice Bianca Dell’Osto), fa pensare a due racconti di una geniale liceale sedicenne. In realtà è stata scelta da un corso di scrittura e con l’appoggio fondamentale di Fabio Ivan Pigola, direttore editoriale di Divergenze.
Quindi il titolo fa pensare a una nipotina di Gadda, ma siamo molto lontani fortunatamente. La ragazza non forza la mano, non scrive in un italiano aulico, lascia delle tenere incertezze, che fanno ben sperare per il futuro. D’altronde chi ha esordito con paroloni e sintassi azzardate è poi stato bocciato dai lettori, che in realtà hanno fatto della leggibilità quasi un unico criterio per comprare romanzi e racconti. Lo sperimentalismo e anche il saggismo impegnato sono aiuti preziosi per studenti universitari di lettere. Chi legge vuole una trama strutturata, un libro smilzo da finire in metropolitana. Siamo pieni di problemi di attualità politica e sociale che non hanno un fil rouge con queste novelle. Se le situazioni politiche mondiali non si risolvono almeno in parte, finiremo per leggere quasi esclusivamente gialli noir. La letteratura di genere non conosce alti e bassi, è lì, sempre diversa e sempre uguale.
La prima novella dal titolo I Picciafoco o il precario equilibrio della circostanza è ambientata nel 1920, su una famiglia industriosa e benestante. Ci lavora tutta la famiglia Picciafoco, tra le altre cose, un marchio sicuro per cappelli di paglia. Non oggetti necessari nemmeno negli anni Venti del secolo scorso, dove non ci sono sbavature; la Di Fonzo si è messa di buzzo buono per capire cosa è stato il Novecento in Italia. Ci sono invidie e un po’ di vergogna da parte dei maschi per il prodotto venduto e solo quando avranno imparato il mestiere, perché le donne capiscono prima i problemi di una azienda; quindi Francesco, sposato con Dora, incontra Caterina, che viene presentata come l’unica amante dell’uomo maritato.
La moglie Dora ha capito, lo sa del tradimento, ma il lettore viene tenuto in sospeso, perché la donna è in gamba, sa capire cosa può piacere ai clienti e più del marito è preoccupata del figlio che dipinge benissimo, anche giovani virgulti del passato, pieni di muscoli. Ma l’arte, si sa, prende vie inusitate. L’unica che trova "pornografici" quei disegni è proprio la madre, Dora. Scrittura appassionata, vigile, che si innerva in pregiudizi sessuali, per cui la madre è preoccupata della malattia del figlio, che forse preferisce i ragazzi invece delle ragazze. I curatori del libro non concedono nemmeno un po’ di mistero, tutto perché i lettori non potrebbero capire eventuali snodi narrativi ermetici. In realtà la Di Fonzo sembra a una lettura distratta una Natalia Ginzburg, senza però il periodo fascista che la Ginzburg ha vissuto, la Resistenza durante il secondo conflitto bellico, la morte del marito Leone. La Di Fonzo è solo una liceale che non ha ancora subito scossoni.
Poi l’altra novella, dal titolo Fronde di quercia, è ambientata a Mottola nel 1960. Si apre con uno scenario devastante: il fuoco ha bruciato una piccola industria che crea pasta, soprattutto le orecchiette, ma siamo negli anni del boom economico. Nessuno si scoraggia, niente rimpianti. Si rifà tutto da capo.
Stranamente ma non troppo, questi due scritti molto precisi, densi, sono anche molto divertenti e l’ipotetico lettore non si sentirebbe in imbarazzo a leggere un libro di una sedicenne. Chi scrive augura alla ragazza di scrivere con divertimento o con profondità oppure lasciar perdere, se il mondo editoriale le sta stretto. Diventare una narratrice solo se ha delle urgenze emotive che non possono essere espresse oralmente e aspettare l’esito dei nuovi scritti. Racconti o romanzi, a scelta.
- Autore: Anna Di Fonzo
- Genere: Raccolte di racconti
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Bozzetti di epica familiare. Saghe bonsai da un passato (im)probabile
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