Quanto sarebbe bello se il 6 Gennaio la Befana passasse a casa di ogni bimbo del pianeta, senza distinzione di ceto sociale, razza, sesso e nazionalità?
Nella poesia/filastrocca Alla Befana, Gianni Rodari esprime proprio questo desiderio e lo fa attraverso la voce tenera e attenta di un ragazzino che "Io buono sono sempre stato/ma un dono mai me l’hai portato".
Distratti dall’euforia della festa, spesso dimentichiamo quanto essa purtroppo sia privilegio di alcuni e non appannaggio di tutti, perché tanti bambini non ricevono doni e invidiano quelli che, ben più fortunati, si ritrovano circondati da giochi e dolciumi.
Rodari affronta la spinosa questione con la solita, apparente leggerezza, ma in realtà compone un piccolo manifesto contro le disuguaglianze sociali che se e quando riguardano l’infanzia si rivelano, se possibile, ancora più odiose.
Analizziamo approfonditamente il testo e vediamo qual è il messaggio di speranza a cui esso rimanda.
“Alla Befana”: testo della filastrocca
Mi hanno detto, cara Befana,
che tu riempi la calza di lana,
che tutti i bimbi, se stanno buoni,
da te ricevono ricchi doni.
Io buono sono sempre stato
ma un dono mai me l’hai portato.
Anche quest’anno nel calendario
tu passi proprio in perfetto orario,
ma ho paura, poveretto,
che tu viaggi in treno diretto:
un treno che salta tante stazioni
dove ci sono bimbi buoni.
Io questa lettera ti ho mandato
per farti prendere l’accelerato!
O cara Befana, prendi un trenino
che fermi a casa d’ogni bambino,
che fermi alle case dei poveretti
con tanti doni e tanti confetti.
Alla Befana: significato e messaggio di Gianni Rodari
Sono passati diversi decenni da quando Gianni Rodari scrisse Alla Befana, ma il contesto descritto nella poesia è incredibilmente simile a quello odierno e pertanto non potrebbe essere più attuale.
L’autore parla attraverso la voce e i sogni di un fanciullo povero che con una letterina reclama le attenzioni della vecchia signora chiedendole di ricordarsi anche di lui e di tutti i bimbi che si trovano nelle sue medesime condizioni. La festa dell’Epifania, laddove alcuni vivono nell’opulenza e altri nella povertà, non sembra essere uguale per tutti i bambini del mondo (anche se dovrebbe).
Il tono non è mai accusatorio ma sempre conciliante e gentile, il proposito viene espresso con garbo ed è indirizzato agli adulti, affinché si adoperino per trasformare il mondo in un posto più equo, in cui tutti i bambini abbiano pari dignità.
Resta solo da attendere e sperare che il messaggio venga recepito e messo in pratica.
Il treno come metafora delle diseguaglianze sociali
Al centro del componimento si trova il treno, che qui diventa metafora immediatamente comprensibile delle diseguaglianze sociali.
La Befana, che per una volta sembra aver messo da parte l’iconica scopa, viaggia su un "diretto" che durante il percorso salta numerose stazioni lasciando in tal modo senza doni tanti ragazzini; le opportunità, purtroppo, non sono le stesse per tutti e c’è chi, nel giorno dell’Epifania ma non solo, non può fare altro che restare a guardare la fortuna che è capitata ad altri.
I versi finali della filastrocca, "O cara Befana, prendi un trenino/che fermi a casa d’ogni bambino/che fermi alle case dei poveretti/con tanti doni e tanti confetti" , testimoniano la presa di coscienza da parte del protagonista (e di Rodari) dell’esistenza delle disparità ma anche della concomitante volontà di adoperarsi per eliminarle o, almeno, mitigarle.
Perché potremo dire di vivere in un mondo più corretto soltanto quando nessuno resterà escluso dalla festa.
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: “Alla Befana” di Gianni Rodari: la filastrocca contro le disuguaglianze sociali
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